Vincenzo Giallanza lavora nel settore dei call center dal 2002 e oggi è dipendente a tempo indeterminato di System House, nella sede di Palermo. La sua storia attraversa oltre vent’anni di cambi di appalto, crisi aziendali e tentativi di salvaguardare il posto di lavoro. Oggi, di fronte all’annuncio di 525 esuberi a livello nazionale, teme che possa ripetersi quanto già vissuto in passato. Dal canto loro, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno contestato il ricorso agli ammortizzatori sociali, come risposta ormai inadeguata a una crisi che si ripresenta frequenza crescente e che abbraccia l’intero settore del customer care.
System House: oltre 500 esuberi
Nella sede palermitana di System House lavorano circa 200 operatori, impegnati in tre servizi legati al mondo Enel: Gruppo, Enel Energia e, soprattutto, Servizio Elettrico Nazionale. È proprio quest’ultimo a rappresentare la maggiore criticità, alla luce delle trasformazioni che stanno interessando il mercato dell’energia e della progressiva riduzione della platea di clienti serviti. Secondo Vincenzo, il rischio è che la quasi totalità dei lavoratori della sede di Palermo venga coinvolta negli esuberi annunciati: “Temiamo che, per risolvere il problema, l’azienda possa decidere di intervenire direttamente su un’intera sede, trasferendo eventualmente le commesse altrove”.
C’era una volta Almaviva
L’esperienza professionale di Vincenzo, come quella di molti altri siciliani, è indissolubilmente legata alle vicende del settore. Ha iniziato a lavorare nel 2002 con Almaviva, partendo da un contratto di collaborazione e passando poi attraverso diverse forme contrattuali. Nel 2021, durante la pandemia, è passato a System House grazie alla clausola sociale. Da allora lavora nella stessa azienda, con un contratto a tempo indeterminato full-time: “Eppure, nonostante la stabilità contrattuale, la sensazione di precarietà non mi ha mai abbandonato”.
Il crollo delle chiamate e l'incertezza sul futuro
Tra le principali cause della crisi attuale, c’è senza dubbio il drastico calo del traffico telefonico: “A un certo punto, noi operatori ci siamo ritrovati con tempi di attesa molto più lunghi, arrivando ad aspettare dieci minuti o più prima di ricevere una chiamata”. Una situazione che ha alimentato dubbi e preoccupazioni tra i lavoratori, soprattutto perché il calo dei volumi sembra essere arrivato all’improvviso. Le aziende non hanno mai annoverato esplicitamente tra le cause il ruolo dell'intelligenza artificiale, ma i lavoratori sanno che è così: “Siamo abbastanza certi che i committenti facciano sempre più ricorso alle chat automatiche, le commesse diminuiscono e noi lavoriamo sempre meno”.
Una crisi che coinvolge migliaia di famiglie
Le cifre relative ai posti di lavoro a rischio in Sicilia rappresentano una fonte di profonda angoscia. La Slc Cgil di Palermo ha indicato circa 7 mila posti a rischio nell'intera regione: un numero che restituisce la dimensione della dipendenza occupazionale del territorio dal settore dei call center. “Oggi è talmente difficile trovare un buon lavoro in Sicilia che, nonostante le criticità, il settore dei call center rappresenta per molte persone una delle poche possibilità di avere un'occupazione fissa”.
La crisi riguarda interi nuclei familiari, che si sono formati negli anni all’interno della stessa azienda. Vincenzo e sua moglie si sono conosciuti quando lavoravano entrambi ad Almaviva. Oggi lei ha un contratto part-time di quattro ore, per un’altra azienda di call center. La loro storia è quella di tante altre coppie, per cui arrivare alla fine del mese è già difficile, e l'eventualità di perdere anche quel reddito rischia di trasformarsi in un vero dramma sociale.
“Sciopero per difendere il mio posto di lavoro”
È proprio questa la ragione per cui Vincenzo ha deciso di scioperare l'11 novembre. La contraddizione che descrive è quella di migliaia di lavoratori formalmente stabili, ma esposti continuamente al rischio di perdere il posto. Il contratto a tempo indeterminato, da solo, non basta a garantire sicurezza quando le commesse diminuiscono, le aziende cambiano e ogni nuova crisi rimette tutto in discussione. “A cinquant'anni, perdere il lavoro significa mettere in discussione non soltanto il proprio futuro professionale, ma anche la possibilità di sostenere la famiglia e affrontare le spese quotidiane”.























