Raffaele De Bellis arriva in Belgio il 19 agosto 1957, un anno dopo la tragedia di Marcinelle. Aveva diciassette anni e lascia Bari per inseguire un futuro migliore.

“Quando siamo arrivati eravamo sfiniti. Pioveva e rimpiangevo il sole che spaccava le pietre giù al mio Paese”, ricorda. Dopo mesi trascorsi in un dormitorio improvvisato con altri quindici emigrati, compiuti i diciotto anni scende per la prima volta in miniera: “Ho rischiato tre volte la vita. Il diavolo non m’ha voluto”.

Eppure non dimentica la solidarietà nata sottoterra: “Non c’erano il marocchino, l’algerino o l’italiano. Eravamo tutti nelle stesse condizioni. Il pericolo ci univa”. Oggi il suo appello è custodire quella memoria: “Abbiamo dato sudore, sangue e anche la vita. Tutti dovrebbero conoscere il sacrificio dei minatori”.