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Oggi, 3 ottobre, ricorre il tredicesimo anniversario della tragedia che segnò per sempre la storia d'Europa e la coscienza del mondo. Tredici anni fa, il 3 ottobre 2013, a poche centinaia di metri dalle coste di Lampedusa, un barcone si ribaltò e prese fuoco, inghiottendo 368 persone tra le sue acque turchesi.
Proprio oggi l’isola si ferma per ricordare quelle vittime, ma la memoria si scontra con una realtà che continua a ripetersi identica. Da qui parte l’allarme rilanciato da Save the Children.
Le ultime vittime si registrano il 29 settembre: un bambino trovato senza vita su un gommone quasi sgonfio e altri dispersi. È successo alla nave Aurora, al confine tra la zona Sar libica e quella tunisina.
Oltre 1.500 bambini morti dal mare
I dati raccolti dal 2014 a oggi delineano i contorni di un’ecatombe senza fine. In questi dodici anni sono state più di 35.600 le persone morte o disperse nel Mediterraneo, di cui oltre 25.800 lungo la sola rotta del Mediterraneo centrale. A pagare il prezzo più alto sono i soggetti più vulnerabili: più di 1.500 bambini sono scomparsi in mare dal 2014, 642 dei quali nell'area centrale del bacino.
Le cifre, avvertono le associazioni, rappresentano comunque una stima approssimata per difetto. Come noto, molti naufragi avvengono in silenzio e nell'assenza di testimoni o soccorsi, coinvolgendo interi nuclei familiari il cui destino non entra nelle statistiche.
L'appello di Save the Children: rimettere al centro la vita
Le organizzazioni umanitarie alzano la voce per chiedere un cambio di rotta radicale: “A tredici anni dal 3 ottobre, il corpo di un altro bambino recuperato in mare ci ricorda che commemorare le vittime impone di agire per evitare le prossime morti”, ha dichiarato Elena Gentili, Head of Advocacy and Policy di Save the Children.
La Ue e gli Stati membri, inoltre, continuano a concentrarsi su come tenere fuori dal proprio territorio il maggior numero possibile di persone, dimenticando che il soccorso in mare è un imperativo. La richiesta degli attivisti, dunque, è costruire un sistema stabile e coordinato di ricerca e soccorso, garantire lo sbarco rapido dei naufraghi in luoghi sicuri, attivare vie legali e regolari di ingresso e assicurare che ogni bambino, bambina o adolescente sia riconosciuto prima di tutto come un minore da proteggere, sia in mare che una volta giunto a terra.
Nel 2026 oltre 22.600 persone arrivate in Italia
Ci sono poi i dati sugli approdi in Italia, che resta una delle mete principali dei barconi. Nel 2026 sono oltre 22.600 le persone arrivate via mare sul territorio nazionale, tra cui più di 4.500 minori stranieri non accompagnati. Nel corso degli anni Lampedusa ha dimostrato una straordinaria capacità di risposta: il lavoro sinergico tra soccorritori, istituzioni, Croce Rossa e comunità locale ha consentito di salvare migliaia di vite e di migliorare sensibilmente la gestione del territorio.
È un modello che va consolidato e supportato, conclude Save the Children, e per tutti i minori all’arrivo deve seguire un’individuazione dei bisogni e in un rapido trasferimento nelle strutture dedicate.






















