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La storia è una di quelle che si fa fatica a raccontare e a immaginare reale. Eppure è tutto vero: in quella Lombardia governata da tempo dal centrodestra formato Lega accade che proseguendo per la via da tempo intrapresa, quella della privatizzazione, la sanità territoriale “costruita” con le risorse del Pnrr attraverso gare viene affidata a privati.
Al di là di tutto viene fuori che la formula non funziona. “Si privatizza e si chiude” afferma Antonio Bagnaschi, segretario della Fp Cgil di Milano, preoccupato non solo per il destino di lavoratori e lavoratrici, ma anche per quello di cittadine e cittadini bisognosi di assistenza e cura.
La storia è questa. L’assessore alla sanità della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha messo a gara la gestione di case e ospedali di comunità, il risultato è davvero scarso. Nell’ospedale di comunità di Vaprio d’Adda la gara la vince il Gruppo San Michele Srl, a pochi giorni dall’apertura viene chiusa per mancanza di personale e i tre pazienti lì ricoverati sono stati trasferiti in una struttura di Gorgonzola.
In queste poche righe è descritto un doppio fallimento. Non solo la Regione decide di non assumere personale per far funzionare il servizio, per di più il Gruppo San Michele, che applica il contratto delle cooperative, non trova infermieri e medici da assumere per affidargli l’ospedale. Risultato: la chiusura di un presidio aperto da pochissimi giorni.
“Qualche giorno prima dell’apertura della struttura – ci racconta il segretario Bagnaschi - avevamo fatto una manifestazione proprio lì davanti, contro la privatizzazione. Ma certo non ci aspettavamo che nel milanese l’esordio della privatizzazione corrispondesse alla chiusura di strutture. E d’altra parte, se pensano di gestire una casa o un ospedale di comunità con il contratto delle cooperative o peggio ancora con quello Aris Aiop scaduti da ben oltre un decennio, non troveranno infermieri e medici disponibili”.
Ci sono alcuni interrogativi che meriterebbero di trovare risposta. Ma la Regione non avrebbe fatto meglio a porre la clausola del numero di dipendenti come requisito per accedere al bando? Seconda questione. Case e ospedali di comunità sono la diretta conseguenza della scoperta che facemmo durante il Covid: la sanità territoriale non esisteva e in gran parte del Paese non esiste ancora. Che coerenza c’è, dunque, nello spostare di paese i ricoverati di una struttura per trovar loro cura e assistenza?
Dice ancora Bagnaschi: “Il dl 77 con queste strutture vorrebbe evitare di intasare gli ospedali degli acuti, liste di attesa e pronto soccorso. Ci vorrebbe una sanità territoriale che permetta di curare le persone vicino casa propria se non proprio in essa. Questa la lezione che avremmo dovuto imparare dal Covid, ma se non riescono ad aprirli tutto questo non è realizzabile”.
Nella provincia di Milano sono previste 42 strutture tra case e ospedali di comunità: alcune sono aperte perché semplicemente si è cambiato il cartello apposto ad ambulatori già esistenti, per altre è stato fatto il bando per la cessione ai privati ma ancora non sono state assegnate. “Noi - dice il segretario – stiamo cercando di fare una ricognizione per capire cosa davvero c’è dentro quelle strutture”. In ogni caso una situazione di grandissima difficoltà.
Torniamo all’ospedale di comunità di Vaprio d’Adda. I posti letto per la continuità delle cure nel passaggio da ospedale per acuti a casa dovevano esser 20 poi ridotti a 13 e la pianta organica prevede 40 figure di operatori sanitari, dai medici di medicina generale agli infermieri agli operatori sanitari. Al momento però di questi 40 non c’è traccia.
Dunque quel che da tempo denunciano Cgil ed Fp Cgil si sta, purtroppo, verificando. Nell’ultima legge di bilancio non un euro è stato previsto per le spese correnti e per un piano straordinario di assunzioni di personale per far funzionare case e ospedali di comunità. Dunque due sono le strade: o si cambia targa a ciò che esiste, che è però cosa diversa dal costruire la sanità di territorio, o si privatizza.
Ciò che davvero è inaspettato è che “la privatizzazione determina la chiusura dei servizi”. In realtà bastava un po’ di memoria per non arrivare del tutto impreparati. “È di pochi mesi fa – aggiunge Bagnaschi – la vicenda che ha riguardato una grande struttura privata come il San Raffaele. La Regione stipula la convenzione per un reparto di terapia intensiva, il nosocomio privato l’affida a una cooperativa per poi scoprire che quel personale non era in grado di erogare il servizio per il quale erano stati chiamati e la terapia intensiva ha chiuso”.
L’epilogo di questa vicenda è che al San Raffaele è stata comminata una multa di 12mila euro e la delegata che ha denunciato la vicenda è stata licenziata, ora è in corso una vertenza.
“La verità – conclude il dirigente della Fp Cgil milanese – è che la privatizzazione di ospedali e case di comunità qui ha fallito. Si privatizza e si chiude”.

























