“Già i numeri del 2024 erano significativamente lontani dalla tragica realtà, ma con i dati del 2025 siamo al vero e proprio miracolo”. Non nasconde una certa ironia il responsabile Contrattazione inclusiva e lotta al lavoro nero Cgil nazionale Alessandro Genovesi, commentando le ultime dichiarazioni del ministro del Lavoro Calderone sul numero delle ispezioni e dei casi di caporalato.

“Sorprende la facilità e la leggerezza – spiega Genovesi – con cui il ministro rivendica un aumento significativo delle attività ispettive, tra azioni dell’Inl e del Nucleo dei Carabinieri, mentre, al contempo, i casi di sfruttamento e caporalato accertati ai sensi dell’articolo 603-bis del Codice penale si riducono sensibilmente: da 1.226 lavoratori nel 2024 a 895 nel 2025”. Una riduzione che vede “addirittura una maggiore presenza di lavoratori sfruttati nell’industria (477) rispetto all’edilizia (53) e all’agricoltura (227)”.

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Per Calderone, dunque, si moltiplicano le ispezioni ma si trovano meno lavoratori sfruttati. “Probabilmente vi è un tema non solo di risorse umane e strumentali – spiega il dirigente sindacale – ma soprattutto di modalità di accertamento, di strumenti di verifica ex ante e di condizionalità, di presidio del territorio, di strategie specifiche e coordinate, che mancano sia a livello settoriale sia a livello territoriale”.

Genovesi evidenzia che “i drammatici fatti di cronaca e le decine di denunce che quotidianamente il sindacato presenta ci dicono che il Paese è un’altra cosa e che tutte le strategie basate esclusivamente su premialità e compliance non stanno raggiungendo i risultati auspicati, né stanno contribuendo a bonificare modelli di impresa e segmenti di importanti settori produttivi che vivono sistematicamente dello sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, italiani o migranti, dell’evasione fiscale e contributiva e della concorrenza sleale”.