“La situazione dello stato di attuazione del piano industriale oggetto di accordo il 14 aprile 2025 è preoccupante”. A dirlo sono Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil commentando l’incontro sulla vertenza Beko che si è tenuto martedì 28 aprile a Roma, presso il ministero delle Imprese.

“La direzione di Beko, pur sostenendo di aver investito lo scorso anno 110 milioni di euro nelle fabbriche italiane, ha comunque ammesso una difficile situazione di mercato”, spiegano i sindacati: “Situazione che ha comportato la necessità di aumenti di capitale e che affonda le sue radici in uno spostamento dei consumi sulle gamme più economiche, nonché su una concorrenza asiatica sempre più agguerrita”.

Fiom, Fim e Uilm ricordano che “perdura un pesante utilizzo della cassa integrazione, nonostante l’avvenuta realizzazione in quasi in tutte le realtà delle uscite volontarie incentivate pattuite lo scorso anno”.

Per quanto riguarda il sito di Siena, sono pervenuti nove interessamenti. “L’ipotesi che oggi è al vaglio – dicono le tre sigle – consiste nella possibile compresenza di tre soggetti diversi, che insieme potrebbero potenzialmente assorbire i 153 lavoratori rimasti dopo le uscite volontarie. Come definito nell’accordo quadro, il perimetro occupazionale di riferimento è di 229 posti di lavoro”.

I sindacati denunciano “il ritardo negli investimenti e il calo dei volumi, che mettono a repentaglio la buona riuscita del piano. Inoltre denunciamo storture evidenti nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali (in particolare rispetto ai lavoratori con ridotte capacità lavorative e ai white collar), dalla mancanza di una rotazione equa fra i lavoratori a una carenza nelle operazioni di ricollocazione interna”.

Chiedono inoltre, terminato il percorso di uscite incentivate, di “avviare un percorso di stabilizzazione dei lavoratori interinali e in staff leasing presenti in tutti gli stabilimenti. Al contempo, per Siena denunciamo l’incapacità nell’arco di un anno di individuare concreti investitori”.

Alla Regione Toscana le tre categorie chiedono “di svolgere finalmente quell’azione di promozione sul territorio che nella sostanza è indispensabile per una buona riuscita del piano di reindustrializzazione di Siena”

Al governo chiedono “di esercitare pressioni insieme al sindacato su Beko, affinché nelle realtà italiane siano realizzati appieno i piani di investimento e le conseguenti assegnazioni produttive. Inoltre chiediamo l’insediamento di un tavolo di settore per gli elettrodomestici, giacché l’attuale situazione di mercato e di crisi energetica ne mette a repentaglio la stessa sopravvivenza”.