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Dopo settimane segnate da licenziamenti, presidi e trattative, per Airpack si riaccende una speranza che fino a pochi giorni fa sembrava svanita. Due soggetti industriali, Tcpl Packaging e Ac Finance, hanno manifestato interesse per l’acquisizione dello stabilimento di Ossago Lodigiano, specializzato nella produzione di imballaggi protettivi in polietilene e polipropilene. Una novità arrivata quando la vertenza sembrava ormai chiusa, dopo l’accordo raggiunto in Regione Lombardia per i 41 lavoratori coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo.
A rendere nota l’esistenza delle manifestazioni d’interesse sono state Filctem Cgil Lodi e Femca Cisl Pavia-Lodi. I sindacati parlano di uno scenario che potrebbe riaprire prospettive industriali e occupazionali in un territorio che negli ultimi mesi ha vissuto con crescente preoccupazione il rischio di perdere un altro presidio produttivo.
La richiesta alla proprietà
Le organizzazioni sindacali ricordano di avere chiesto per mesi l’avvio di una ricerca concreta di investitori e soluzioni industriali alternative. Secondo Filctem e Femca, fino a oggi quelle richieste erano rimaste senza risposte reali, mentre la procedura di licenziamento andava avanti e i lavoratori continuavano il presidio davanti ai cancelli dell’azienda.
Adesso i sindacati chiedono alla casa madre Jiffy Abriso di assumere un ruolo diretto nel possibile percorso di rilancio. L’obiettivo dichiarato è verificare ogni strada utile a salvaguardare produzione e occupazione nel Lodigiano, area che negli anni ha contribuito allo sviluppo industriale del gruppo.
Nel comunicato viene rivolto anche un appello ai potenziali acquirenti. Filctem e Femca chiedono che eventuali scelte future non siano guidate soltanto da valutazioni finanziarie, ma tengano conto delle professionalità presenti nello stabilimento e della continuità occupazionale per i lavoratori coinvolti.
Tre mesi di mobilitazione
La crisi Airpack era esplosa a febbraio con l’annuncio della mobilità per 41 dipendenti del sito lodigiano. Da quel momento era iniziata una lunga fase di mobilitazione sindacale, fatta di incontri istituzionali, trattative e quasi tre mesi di presidio permanente davanti alla fabbrica.
Il 4 maggio scorso la procedura di licenziamento collettivo si era chiusa con un accordo raggiunto in Regione Lombardia. L’intesa prevedeva incentivi economici all’uscita, percorsi di formazione e strumenti per favorire la ricollocazione dei lavoratori. Per molti dipendenti, però, quell’accordo era stato vissuto soprattutto come la fine di una battaglia per mantenere aperto il sito produttivo.
Uno scenario che cambia di nuovo
L’arrivo di due possibili manifestazioni d’interesse cambia adesso il clima attorno alla vertenza. Non esistono ancora trattative in corso né garanzie sull’esito dell’operazione, ma il fatto che emergano potenziali investitori riporta al centro la possibilità di evitare la definitiva uscita di Airpack dal territorio lodigiano.






















