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Venerdì 24 aprile il Tribunale di Padova ha decretato la liquidazione giudiziale della Aghito Zambonini, azienda con stabilimenti a Noventa Padovana (Padova) e Fiorenzuola d’Arda (Piacenza), specializzata nella progettazione, produzione e installazione di facciate per edifici, realizzando opere di grande valore architettonico in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, come le torri di Porta Nuova e la sede della Fondazione Prada a Milano, il City Ringen della metropolitana di Copenhagen e la Virgin Tower a New York.
Ad aprile 2025, nel momento di accesso alla procedura di composizione negoziata della crisi, la Aghito Zambonini contava 200 addetti, dei quali 85 nella sede padovana e 108 nel sito piacentino, con ulteriori uffici con dipendenti a Forlì e a Treviso. “Nel corso dei mesi - spiega la Fiom Padova - gli occupati si sono dimezzati nel lento e inesorabile esodo dei lavoratori e la conseguente dispersione di professionalità e competenze che non hanno mai preoccupato il titolare dell’azienda e i professionisti da lui incaricati della soluzione della grave situazione debitoria nei confronti di fornitori e istituti bancari”.
"L'apertura della liquidazione giudiziale è l'ennesimo segnale di un sistema economico che fatica a mettere al centro la tutela del lavoro e della persona" dichiarano Dario Verdicchio (Fiom Padova) e Giovanni Saladino (Fim Padova): "La nostra Costituzione è molto chiara nel definire che l'iniziativa economica non può svolgersi in modo da recare danno alla dignità umana e in contrasto con l'utilità sociale”.
Lo stesso Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, proseguono i due esponenti sindacali, assume come “prioritaria la continuità dell’impresa e considera quest’ultima come un ‘bene sociale’, imponendo al datore di lavoro - per così dire - un ‘dovere di fedeltà’ nei confronti dei lavoratori dipendenti e della società tutta. Eppure, ci troviamo nuovamente di fronte a una situazione in cui i lavoratori, che hanno contribuito con il proprio impegno alla crescita e al successo di un’azienda che ha potuto fregiarsi del marchio storico, rischiano di essere gli unici soggetti a pagare il prezzo di questo fallimento”.
I sindacati ribadiscono che continueranno a vigilare affinché ogni passaggio di questa complessa fase sia gestito con il massimo rispetto per i diritti dei lavoratori, richiamando la politica e le istituzioni “a un’assunzione di responsabilità verso queste persone che stanno pagando e pagheranno le conseguenze degli errori della proprietà e della pervicace ostinazione a non voler prendere in considerazione la possibilità di cessione dell’azienda a soggetti che ne avrebbero potuto garantire il rilancio, perseguendo lungo un anno di crisi unicamente l’obiettivo di salvare, anziché l’impresa, il singolo imprenditore”.






















