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Sentenza ex Ilva

Cgil-Fiom Taranto, ora ridiscutere di ambiente e lavoro

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"Vivo apprezzamento per il lavoro svolto dai magistrati, che hanno condotto con ineguagliabile impegno e solerzia la escussione dei numerosissimi testimoni addotti dalle parti, pervenendo a condanne rigorose degli imputati". Così la Cgil e la Fiom Cgil di Taranto, costituite parte civile nel processo "Ambiente svenduto" a tutela dell'interesse collettivo come sindacati e a tutela dei diritti individuali, per aver rappresentato con gli avvocati Massimiliano Del Vecchio e Simone Sabattini quasi 500 lavoratori nel processo.

"I lavoratori sono le prime vittime di un atteggiamento industriale nefasto, come dimostrato dalla sentenza di primo grado del Tribunale di Taranto", mentre devono avere "il sacrosanto diritto di vivere in un ambiente lavorativo salubre e sicuro, nel pieno rispetto della Costituzione italiana e della legislazione sul lavoro". Cgil e Fiom Cgil territoriale hanno sostenuto che ''in tutte le ipotesi in cui si verifica la morte di un lavoratore per colpa del datore di lavoro si realizza un danno immediato e diretto sofferto dal sindacato, concretizzatosi nella lesione del prestigio e della credibilità dello stesso, derivante dalla vanificazione del perseguimento e della realizzazione dei fini istituzionali propri di tale organismo collettivo, quali la tutela della salute e dell'integrità psico-fisica dei lavoratori e che gli stessi lavoratori, a titolo individuale, patiscono un danno risarcibile anche per il solo timore ingenerato dalla paura di ammalarsi". 

Per il segretario della Cgil Taranto Paolo Peluso e il segretario della Fiom Cgil Taranto Giuseppe Romano "ora serve che la politica assuma su di sé la responsabilità di atti consequenziali rispetto a questa storica sentenza. E che finalmente si possa ridiscutere di ambiente e lavoro eliminando questa immorale scelta".