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Acciaio

La «lunga attesa» di Piombino

Foto: www.jswitaly.com/en/media/photo-gallery
Tommaso Di Felice
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Il ministero, dopo aver respinto il piano industriale, sceglie di non convocare un tavolo per il polo siderurgico toscano. Nonostante il presidio degli operai e le proteste delle scorse settimane. Romagnani, Fiom Cgil: “Chiediamo un tavolo anche per Jsw. Siamo aperti al dialogo, ma Giorgetti deve confrontarsi con i sindacati”

Una lunga attesa che si è conclusa, ancora una volta, con un nulla di fatto. Non c’è una soluzione, al momento, per le lavoratrici e i lavoratori della Jsw Steel Italy di Piombino (Livorno), da ormai diversi anni a rischio licenziamento. L’incontro di venerdì 26 marzo tra i sindacati e Giorgetti, il ministro dello Sviluppo economico, non si è concretizzato in una convocazione esclusiva, come speravano le parti sociali. “È una situazione complicata”, spiega David Romagnani, segretario generale della Fiom Cgil territoriale: “Devono convocarci al più presto, così non possiamo andare avanti”.

La Jsw Steel Italy, parte della multinazionale indiana Jindal, controlla le società Jsw Steel Piombino, Gsi Lucchini e Piombino Logistics. L’azienda è leader nel business dell’acciaio, dell’energia e delle infrastrutture, ed è presente in Europa e in America. Dopo sette anni di ammortizzatori sociali, tante promesse e un piano industriale respinto, il governo sta valutando la possibilità di inaugurare una task force per la siderurgia italiana. Ma i sindacati chiedono che questo abbia come obiettivo principale la salvaguardia di tutta l’occupazione di Piombino.

Le giornate passate davanti allo stabilimento, per ora, non sono bastate a fissare un incontro specifico con il ministero. “Siamo stati lasciati fuori, e per noi questa è una beffa”, continua Romagnani: “Per l’ex Ilva di Taranto la convocazione c’è stata, noi ancora non abbiamo un appuntamento in agenda. Abbiamo presidiato la Jsw per tre settimane, cercando di ottenere un incontro. Chiediamo solo rispetto e la possibilità di essere ascoltati, perché ci aspettiamo attenzione. Vogliamo solo capire cosa intende fare il ministero e aprire un dialogo”.

Altri confronti con i sindacati e i lavoratori, almeno per il momento, non sono previsti. Nei giorni scorsi il ministro Giorgetti ha ribadito che non ci sarà alcuna convocazione senza prima delle soluzioni da discutere. “È una scelta sbagliata e grave – affermano i sindacati – perché così facendo il ministro si assume una grande responsabilità”. Giorgetti ha inoltre confermato l’ipotesi di destinare risorse pubbliche alla Jsw, come successo per l’ex Ilva di Taranto. Ma si valuta anche la possibilità di affiancare dei soggetti privati all’attuale proprietà.

“Restano da capire le intenzioni del gruppo Jindal – riprende Romagnani – perché questo sforzo industriale tanto atteso, finora non c’è stato. Dobbiamo farci alcune domande: c’è un’idea chiara sul futuro degli stabilimenti? quali sono le intenzioni dell’imprenditore e le prospettive economiche? Perché se c’è voglia di continuare, bene. Altrimenti converrebbe a tutti cercare altre soluzioni, considerando che la Jsw ha accumulato troppo perdite”.

Lavoratrici e lavoratori sono attualmente in cassa integrazione, ma la mancata convocazione non ha spento gli animi. Il presidio riprenderà anche in zona rossa e nei prossimi giorni ci sarà un consiglio di fabbrica. “La Jws rimane necessaria, ma non a queste condizioni”, conclude il segretario generale della Fiom Cgil di Livorno: “Dovrebbe essere ecocompatibile, più moderna e rispettosa di chi lavora. Su questo c’è convergenza tra noi e le istituzioni locali. La città ha bisogno della Jsw, ma anche la Jsw ha bisogno di Piombino”.