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Bergamo, edilizia e costruzioni: boom di richieste di cassa integrazione

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Si moltiplicano in provincia di Bergamo le richieste di cassa integrazione ordinaria da Covid-19 nel settore edile e dei materiali da costruzione (legno, cemento, manufatti in cemento, lapidei): in appena una settimana sono già circa 500. Il boom di domande si è intensificato dall’annuncio, domenica scorsa, del nuovo decreto che ha previsto ulteriori restrizioni delle attività produttive non essenziali.

“Per il 90% si tratta di richieste avanzate da aziende dell’edilizia, ma ci sono anche domande da gruppi medio-grandi come Italcementi, Scaglia Indeva, Unicalce, e altre - riferiscono Giuseppe Mancin della Feneal-Uil, Simone Alloni della Filca -Cisl e Luciana Fratus della Fillea-Cgil di Bergamo -. Per l’edilizia è stato firmato un accordo nazionale che, per sostenere economicamente i lavoratori, prevede l’anticipo del pagamento dell’Ape (cioè dell’assegno di anzianità professionale che di solito viene erogato a maggio) e anche della ‘cartella’ di ferie e tredicesima (che normalmente viene pagata a luglio e dicembre)”.

I sindacati di categoria provinciali manifestano, però, il timore che molte realtà produttive scelgano di non anticipare l’importo della cassa integrazione: “Alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa nazionale proprio su questo tema da parte delle associazioni datoriali del nostro settore ci hanno molto preoccupato - continuano i tre sindacalisti -. Sottolineare pubblicamente che le aziende non siano obbligate all’anticipo non ci sembra un messaggio di responsabilità, soprattutto alla luce dell’incertezza nei tempi di pagamento da parte dell’Inps. Un altro accordo nazionale, tra l’altro, prevede il differimento del pagamento da parte delle imprese della contribuzione alle Casse edili a fine maggio. Dunque, riteniamo ci siano tutti i presupposti per un anticipo da parte dalle aziende”.