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Emilia-Romagna: accordo per la cig in deroga

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I sindacati: "Si tratta della prima boccata di ossigeno per i lavoratori. Allungare ora i tempi di copertura e aumentare le risorse con il prossimo decreto, che dovrà sostenere anche stagionali, collaboratori e partite Iva"

È stato siglato questa mattina, 6 marzo, in Regione, tra tutti i firmatari del Patto per il lavoro, l’accordo per garantire la cassa integrazione in deroga per far fronte all’emergenza Coronavirus. “Si tratta di un accordo assolutamente necessario, una prima boccata di ossigeno per le lavoratrici e per i lavoratori della regione, che abbiamo chiesto in più occasioni al governo in queste difficili settimane e che oggi rivendichiamo”, affermano Cgil, Cisl e Uil Emilia Romagna.

L’intesa introduce la cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori dipendenti che non possono accedere agli ammortizzatori ordinari e vale per tutte le imprese manifatturiere e di servizi. Al momento, la copertura prevista è di un mese ed è retroattiva a partire dal 23 febbraio. Possono accedervi anche tutte le imprese che hanno già esaurito la copertura massima degli strumenti ordinari (Cigo, Fis e fondi di solidarietà bilaterali) prevista dalla legge. Riguarda tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, determinato, i lavoratori somministrati, i lavoratori intermittenti, gli apprendisti e i lavoratori agricoli avventizi. La domanda di accesso spetta ai datori di lavoro in accordo con le organizzazioni sindacali, sulla base delle intese interconfederali e dei sistemi di contrattazione vigente.

“Un buon risultato di squadra, quindi, ma che necessita di correzioni e miglioramenti. A partire dalla durata della copertura di un solo mese, che abbiamo ritenuto e continuiamo a ritenere insufficiente, così come le risorse messe a disposizione per la presumibile durata della crisi. Chiediamo perciò con forza al governo un nuovo urgente decreto che possa ovviare a queste criticità. Così come risulta fondamentale mettere in campo al più presto interventi anche per i lavoratori stagionali che non ricominceranno a lavorare, per i collaboratori e le partite Iva, al momento totalmente e ingiustamente scoperti dai provvedimenti adottati per far fronte all’emergenza Coronavirus”, concludono le tre sigle.