La parità di genere non si misura solo nei luoghi di lavoro o nelle statistiche sull’occupazione, ma anche nella vita quotidiana delle persone. È da qui che nasce il nuovo sondaggio promosso da EquiDom e Cgil Bergamo, che porterà alla costruzione dell’Indice di Parità Domestica (IPAD), uno strumento pensato per misurare in modo sistematico come vengono divisi compiti, tempi e responsabilità dentro le coppie e le famiglie.

Cgil Bergamo: “Il ménage familiare ricade ancora soprattutto sulle donne”

“Il progetto – si legge nella nota del sindacato che lo annuncia – parte da una constatazione semplice: il lavoro domestico e di cura continua a essere distribuito in modo diseguale. I pochi dati disponibili indicano che l’organizzazione della vita familiare e la maggior parte delle attività quotidiane ricadono ancora soprattutto sulle donne. A questo si aggiunge il cosiddetto ‘carico mentale’, cioè il lavoro continuo di pianificazione, coordinamento e controllo delle incombenze di casa e di cura, una dimensione difficilmente quantificabile ma che incide in modo diretto sulla qualità della vita e sulle possibilità di conciliazione tra lavoro e vita privata. Dopo la pandemia, questo squilibrio si è ulteriormente accentuato, con un aumento del lavoro di cura non retribuito”.

L’IPAD sposta il focus del lavoro domestico dal valore economico alla distribuzione del tempo

L’Indice di Parità Domestica nasce con l’idea di spostare l’attenzione dal valore economico del lavoro domestico alla distribuzione del tempo. L’IPAD non punta a “retribuire” le attività di casa, ma a misurare quanto tempo e quante energie ciascun partner dedica alle diverse attività: dalla cura delle persone alle faccende domestiche, fino al lavoro invisibile di organizzazione della vita quotidiana.

Lo strumento sarà costruito attraverso questionari anonimi compilati da entrambe le persone della coppia. Le domande riguarderanno diverse aree della vita domestica e serviranno a restituire un quadro più preciso degli equilibri reali, andando oltre le percezioni individuali. L’indice verrà poi rilevato più volte nel tempo, per osservare se e come questi equilibri cambiano in relazione a politiche pubbliche, interventi organizzativi o trasformazioni sociali più ampie.