Meloni, Salvini e Berlusconi lo vedono come fumo negli occhi e rilanciano sul taglio delle tasse “a imprese e lavoratori” (il cosiddetto cuneo fiscale). Il centrosinistra invece lo vuole, anche se con diverse sfumature, così come lo vogliono i 5 Stelle e l'Unione Popolare. E pure il “terzo polo” del duo Calenda-Renzi, che parla però di “minimo di ultima istanza”. Certo è che il tema del salario e della sua tutela è entrato di diritto nella contesa elettorale che porterà l'Italia alle urne il prossimo 25 settembre. Vediamo allora nello specifico cosa scrivono a riguardo le varie forze politiche nei loro programmi elettorali. 

Centrodestra 
Nel testo dell'accordo programmatico tra Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega la parola “salario” non compare. Al punto 8 del programma (“Difesa del lavoro, dell'impresa e dell'economia) si parla invece di “taglio del cuneo fiscale in favore di imprese e lavoratori” e di “tutela del potere d'acquisto di famiglie, lavoratori e pensionati di fronte alla crisi economica e agli elevati tassi di inflazione”. “Defiscalizzazione”, “decontribuzione” e “incentivi alle imprese” sono gli altri capisaldi del programma della destra, così come il ritorno dei voucher dei quali si chiede “un'estensione” in particolar modo per i settori del turismo e dell'agricoltura.

Centrosinistra
Il salario minimo è parte integrante del programma delle forze di centrosinistra. Il Pd scrive nel suo programma: “Vogliamo applicare al più presto in Italia il salario minimo previsto dalla Direttiva europea, riprendendo il percorso interrotto da chi ha fatto cadere il governo Draghi, proprio alla vigilia della sua possibile approvazione”. Il particolare il Partito Democratico auspica “una legge che riconosca il valore legale erga omnes del trattamento economico complessivo dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative per debellare i 'contratti pirata' e che introduca un salario minimo contrattuale, seguendo il modello tedesco, nei settori a più alta incidenza di povertà lavorativa, con una soglia minima affidata alla proposta delle parti sociali e che comunque rispetti i parametri della direttiva europea (attualmente per l’Italia, secondo alcune stime, pari a circa 9 euro lordi orari).  Anche l'alleanza Verdi-Sinistra parla nel suo programma di “una legge sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro” e dell’estensione “a tutte e tutti delle tabelle retributive previste per il settore dai sindacati maggiormente rappresentativi”. “Se questo non basta – aggiunge - tanto è lo sfruttamento in alcuni settori come la logistica, prevediamo che esista comunque un salario minimo di 10 euro all’ora, sotto cui nessuno possa andare”.

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Movimento 5 Stelle
Il Movimento 5 Stelle non parla invece di contrattazione e rappresentanza, ma si limita a proporre “l'introduzione di un salario minimo legale di 9 euro lordi l’ora”, con in aggiunta l'impegno ad “agevolare la sottoscrizione di contratti a tempo indeterminato”. Accanto a questo nel programma pentastellato si parla di “eliminazione di stage e tirocini gratuiti” e di “stabilizzazione degli sgravi per l’acquisto della prima casa”.

Terzo polo
Anche l'accoppiata Azione-Italia Viva mette il salario minimo nella sua proposta in tema di lavoro, affiancandolo però a detassazione dei premi di produttività e reintroduzione dei voucher. Per quanto riguarda il salario minimo nel programma si legge: “L’esigenza di garantire a tutti i lavoratori una retribuzione dignitosa deve passare attraverso una serie di azioni condivise con le parti sociali: una legge sulla rappresentanza che combatta il fenomeno dei contratti pirata e assicuri che siano validi solo i contratti collettivi firmati da organizzazioni realmente rappresentative; la validità erga omnes dei contratti, assicurando la massima copertura di ogni tipologia di lavoro residuale e la fissazione di un minimo di ultima istanza”. 

Unione Popolare 
Anche la formazione politica guidata da Luigi De Magistris punta con forza sull'introduzione del salario minimo. Nel programma si legge: “Introduzione di un salario minimo legale di almeno 10 euro lordi l’ora (1600 euro al mese) rivalutato annualmente, per mettere fine al lavoro povero e utilizzare il rialzo di tutti i salari anche come mezzo di politica industriale, per spingere le imprese verso produzioni a più alto valore aggiunto”.