La cosmetica italiana fattura 18 miliardi di euro ogni anno, ma la ricchezza del settore non si traduce sempre in salari adeguati e diritti per chi lavora. Nella Bergamasca, dove operano circa 200 aziende del comparto, alle disuguaglianze retributive si aggiungono il dumping contrattuale negli appalti e il ricorso prolungato alla somministrazione. È quanto denunciano Filctem, Filcams e Nidil Cgil Bergamo, in occasione di Beauty to Business, la manifestazione internazionale in programma il 21 e 22 ottobre alla Fiera di Bergamo.

Duemila addetti negli appalti e nella somministrazione

Sui 18 miliardi fatturati in Italia nel 2025, la Lombardia ne ha generati 10,9 miliardi, oltre il 63% del totale nazionale, arrivando a rappresentare il 75% delle esportazioni. La provincia di Bergamo è parte della cosiddetta Cosmetic Valley, il distretto produttivo che comprende anche i territori di Crema, Lodi e Milano.

Nella Bergamasca il settore conta circa 200 aziende e 2 mila addetti diretti, ai quali si aggiungono almeno altrettanti lavoratori impiegati attraverso appalti e somministrazione. Una filiera in cui convivono imprese con relazioni sindacali consolidate e realtà nelle quali, secondo le organizzazioni sindacali, il risparmio sul costo del lavoro passa attraverso contratti meno favorevoli e occupazione precaria.

“Accanto ad aziende che garantiscono buone condizioni di lavoro, ce ne sono altre in cui si risparmia su salari e diritti”, afferma Sara Nava, segretaria della Filctem Cgil Bergamo. In alcuni appalti, spiega, vengono applicati contratti diversi da quello Chimico-Industria, con differenze sulla paga base che possono superare i 5 mila euro lordi all’anno, senza considerare le maggiorazioni per i turni e il lavoro notturno.

A risentirne sono soprattutto le lavoratrici, spesso concentrate nelle qualifiche più basse del ciclo produttivo. Per la Filctem, la crescita del comparto non può essere accompagnata da disparità così marcate tra persone che contribuiscono alla stessa produzione.

Il nodo degli appalti e del contratto Multiservizi

Una delle criticità segnalate dai sindacati riguarda il confezionamento, attività integrante del processo produttivo cosmetico ma frequentemente affidata a imprese esterne. Il risultato, denunciano le organizzazioni sindacali, è che lavoratrici e lavoratori impegnati nello stesso ciclo industriale possono avere trattamenti economici e normativi molto diversi.

“Nel sistema degli appalti, soprattutto nel confezionamento e nella Bassa Bergamasca, riscontriamo un ricorso sistematico e improprio al contratto Multiservizi”, dichiara Nicholas Pezzè, segretario della Filcams Cgil Bergamo. “Parliamo di lavoratrici e lavoratori che svolgono attività pienamente inserite nel ciclo produttivo industriale, ma ai quali viene applicato un contratto meno favorevole”.

Per la Filcams si tratta di dumping contrattuale, che penalizza retribuzioni, tutele e diritti. La richiesta è che le condizioni di lavoro siano coerenti con le attività effettivamente svolte e che le aziende committenti si assumano la responsabilità di quanto avviene lungo la filiera.

La precarietà ostacola anche le rivendicazioni

Accanto alle differenze contrattuali, c’è il ricorso alla somministrazione, che secondo Nidil Cgil Bergamo in diverse realtà viene utilizzata per coprire esigenze produttive continuative, anziché rispondere soltanto a necessità temporanee. Una condizione che può prolungarsi per anni, lasciando una parte della forza lavoro in una situazione di incertezza.

“Riscontriamo errori nelle retribuzioni e inquadramenti che non corrispondono alle mansioni effettivamente svolte”, spiega Francesco Chiesa, segretario di Nidil Cgil Bergamo. Ma chi ha un contratto precario, aggiunge, spesso rinuncia a rivendicare i propri diritti per paura di non ottenere il rinnovo.

L’insicurezza occupazionale rende così più difficile anche l’organizzazione collettiva e la possibilità di contestare trattamenti non corretti. Per il sindacato, la precarietà non è soltanto un problema di stabilità del posto di lavoro, ma un fattore che indebolisce la capacità delle persone di far valere i propri diritti.

Le responsabilità delle aziende committenti

Filctem, Filcams e Nidil Cgil Bergamo chiedono che la crescita della cosmetica si traduca in un miglioramento concreto delle condizioni di lavoro. Le priorità indicate sono il contrasto al dumping contrattuale, la corretta applicazione dei contratti collettivi e il superamento del ricorso improprio alla precarietà.

“Le grandi aziende committenti non possono disinteressarsi di quello che accade nelle imprese alle quali affidano parte della produzione”, conclude Nava. La richiesta è che vigilino sulle condizioni di lavoro dei fornitori e garantiscano l’applicazione del contratto Chimico-Industria a chi opera nei siti produttivi.

Con Beauty to Business, la cosmetica si presenta a Bergamo come uno dei comparti di punta del made in Italy. Per il sindacato, alla qualità dei prodotti e alla capacità di esportazione devono però corrispondere salari adeguati, stabilità occupazionale e diritti lungo tutta la filiera.