Niente tagli alle corse, ma investimenti nel trasporto pubblico e un confronto sulle criticità gestionali. È la posizione di Filt Cgil, Fit Cisl, Faisa Cisal, Usb Lavoro Privato e Ugl Autoferro, che chiedono la convocazione urgente di un tavolo istituzionale in Regione Emilia-Romagna per discutere del futuro del servizio in Romagna. La richiesta arriva dopo le dichiarazioni del presidente di Start Romagna, Andrea Corsini, che ha prospettato possibili riduzioni dei chilometri percorsi e la trasformazione di alcune linee regolari in servizi a chiamata.

Al tavolo, secondo le organizzazioni sindacali, devono partecipare la Regione, le Province, i Comuni, Start Romagna e l’Agenzia per la mobilità (Amr). L’obiettivo è affrontare le prospettive del trasporto pubblico senza scaricare sui cittadini e sui lavoratori le conseguenze delle difficoltà economiche e gestionali.

Trasporto pubblico, i sindacati contestano le ipotesi di riduzione

Le organizzazioni sindacali replicano anche alle dichiarazioni dell’amministratore unico di Amr, Leonardo Bernardini, che ha richiamato la possibilità di risparmi sui costi di gestione, soffermandosi sull’orario di guida degli autisti e sull’utilità di alcune linee.

Sul primo punto, i sindacati ricordano che l’orario effettivo di lavoro viene compensato nell’arco di 26 settimane, secondo quanto previsto dal contratto nazionale degli autoferrotranvieri, raggiungendo le medie di un impiego a tempo pieno. Contestano inoltre l’orientamento che punta a ridimensionare il servizio, giudicandolo in contrasto con la necessità di promuovere una mobilità più sostenibile.

In un contesto segnato dall’emergenza climatica, dall’aumento dei prezzi dei carburanti e dei beni di prima necessità e da salari che non tengono il passo con il costo della vita, ridurre l’offerta di autobus rischia di aggravare le difficoltà dei cittadini. Per i sindacati, la risposta dovrebbe essere invece un potenziamento del trasporto pubblico, capace di soddisfare i bisogni di mobilità e contribuire alla riduzione dell’inquinamento.

Le organizzazioni richiamano anche il Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale sottoscritto dalla Regione Emilia-Romagna l’8 settembre 2026, indicando la necessità di scelte coerenti con gli obiettivi ambientali e sociali del territorio.

Appalti e consulenze, la richiesta di fare chiarezza sui costi

I sindacati non ignorano le difficoltà economiche che attraversano il Paese e l’impatto dei rincari dei carburanti sui costi di gestione del trasporto. Proprio per questo chiedono di verificare le spese e le criticità gestionali di Start Romagna e Amr, partendo dagli appalti e dalle consulenze.

Prima di ipotizzare una riduzione dei chilometri percorsi e delle corse, sostengono, occorre individuare eventuali sprechi e verificare come vengono impiegate le risorse economiche. Una questione che riguarda direttamente anche i cittadini, dal momento che il trasporto pubblico viene finanziato con risorse pubbliche.

La prospettiva di un ridimensionamento del servizio preoccupa inoltre il personale aziendale. A un eventuale taglio delle corse potrebbero infatti conseguire ricadute occupazionali e riduzioni del personale. Le organizzazioni sindacali giudicano quindi semplicistiche le ipotesi di riduzione dell’offerta e chiedono che le scelte sul futuro del servizio siano affrontate attraverso un confronto istituzionale.

Dopo lo sciopero, prosegue la vertenza sulla sicurezza

Il confronto sul futuro del trasporto pubblico si intreccia con la vertenza sindacale aperta con Start Romagna, che comprende anche la sicurezza a bordo degli autobus. Lo sciopero del 9 ottobre 2026 era stato proclamato proprio dopo l’ennesima aggressione.

Le assemblee svolte nei territori hanno conferito alle organizzazioni sindacali il mandato a proseguire la mobilitazione e a portare avanti le rivendicazioni emerse nel confronto con le lavoratrici e i lavoratori. Dagli incontri sono emerse anche ulteriori criticità, tra cui gravi inadempienze in materia di sicurezza che saranno segnalate all’azienda e agli organi competenti.

Tra le questioni ancora aperte ci sono le decisioni unilaterali aziendali che, secondo i sindacati, hanno alimentato un senso di discriminazione tra i dipendenti e contribuito a deteriorare il clima aziendale in tutti i settori.

Filt Cgil, Fit Cisl, Faisa Cisal, Usb Lavoro Privato e Ugl Autoferro chiedono pertanto a Start Romagna di avviare immediatamente un confronto per affrontare i problemi irrisolti e fornire risposte concrete al personale. La vertenza, sottolineano, può rappresentare anche l’occasione per fare chiarezza sulle modalità di impiego delle risorse aziendali.

La richiesta alle istituzioni è di convocare quanto prima il tavolo sul futuro del trasporto pubblico in Romagna, per individuare soluzioni che tutelino il servizio, l’occupazione e il diritto dei cittadini a una mobilità accessibile e sostenibile.