L'Assemblea Generale dell'Onu ha adottato una risoluzione che promuove una rappresentazione cartografica globale più fedele alle dimensioni reali dei continenti, ingrandendo in particolare l'Africa e riducendo gli Stati Uniti. Il testo, promosso dal Togo e dall'Unione Africana e co-sponsorizzato dalla Francia, è stato adottato con 164 voti a favore, uno contrario (gli Stati Uniti) e sei astensioni. La risoluzione mira a incoraggiare le organizzazioni internazionali e gli Stati a utilizzare le proiezioni cartografiche "Equal Earth”.

"Il Togo ha dimostrato che i Paesi africani possono contribuire a orientare i dibattiti e le istituzioni internazionali quando agiscono con chiarezza, unità e fiducia", commenta Akhator Joel Odigie, segretario generale di Ituc-Africa, la sezione continentale della confederazione internazionale dei sindacati, che ha salutato l’approvazione della risoluzione come un risultato della campagna "Correct the Map".

La questione parte da lontano. Nel 1569 il cartografo fiammingo Gerardo Mercatore elaborò una proiezione pensata soprattutto per la navigazione. Per l’epoca fu una rivoluzione e la sua carta è ancora utilizzata dai marinai, ma la rappresentazione delle superfici terrestri è fortemente deformata: avvicinandosi ai poli, le terre appaiono molto più grandi delle loro dimensioni effettive. L’Africa, in particolare, risulta fortemente ridimensionata rispetto a Europa e Nord America. La proiezione Equal Earth cerca di correggere questa distorsione, restituendo ai continenti proporzioni più fedeli.

"Per secoli l’uso diffuso della proiezione di Mercatore ha ridotto visivamente l’Africa, ingrandendo in modo sproporzionato parti dell’Europa e del Nord America", dice Odigie. "Non si tratta soltanto di un problema tecnico legato alla cartografia. Le mappe influenzano l’educazione, l’immaginario collettivo, le politiche pubbliche e la percezione del potere politico ed economico".

"L’Africa ha una vastissima estensione territoriale, una popolazione in crescita, risorse strategiche, un enorme potenziale produttivo e una forza lavoro in espansione", aggiunge il segretario generale di Ituc-Africa. "È un grande mercato in sé. In una fase di profonda trasformazione geopolitica ed economica, questa decisione deve spingere gli africani a riconoscere ciò che possiedono, a costruire capacità comuni e a usarle per il proprio sviluppo".

Da qui la richiesta di passare dalla rappresentazione geografica all’integrazione economica. L’Ituc chiede che l’Area continentale africana di libero scambio, AfCFTA, produca effetti concreti nella vita delle persone. "Vogliamo vedere l’AfCFTA trasformarsi da un insieme di accordi e dichiarazioni in benefici concreti", afferma Odigie. "L’Africa ha bisogno di una maggiore integrazione regionale, di più commercio intra-africano, di infrastrutture migliori e di una mobilità più libera e sicura per lavoratori e cittadini".

"Dobbiamo abbattere le barriere amministrative, dei trasporti e finanziarie che frammentano ancora le nostre economie e limitano la cooperazione tra i nostri popoli", sostiene Odigie. La stessa domanda va posta sulla distribuzione della ricchezza. "Se correggiamo la mappa geografica, dobbiamo anche guardare alla mappa economica dell’Africa", dice Odigie. "Chi possiede e controlla la terra, i minerali, i sistemi energetici, la tecnologia, la finanza e gli asset produttivi del continente?. Troppo potere economico e troppa ricchezza sono nelle mani di un piccolo numero di miliardari, multinazionali e oligarchi legati alla politica", denuncia il segretario generale. "Nel frattempo milioni di lavoratori affrontano disoccupazione, informalità, salari insufficienti e assenza di protezione sociale".

Per Odigie, la campagna "Correct the Map" può diventare il punto di partenza per una più ampia agenda panafricana. "L’Africa deve andare oltre la semplice esportazione di materie prime, costruire forti filiere regionali e sviluppare la propria capacità produttiva".

Conclude Odigie: "Le persone devono poter vedere i benefici dell’integrazione e della trasformazione africana attraverso lavoro dignitoso, salari che consentano di vivere, protezione sociale universale, servizi pubblici di qualità e maggiore giustizia distributiva".