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“I protagonisti sono i familiari delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa. L'80% di loro non conosce la verità”. Lo ha detto don Luigi Ciotti, dal palco di Libera a Torino nella XXXI Giornata della Memoria e l’Impegno.
“Ancora ieri – ha spiegato – questo grido si è alzato del diritto a sapere, a sapere perché l'omertà uccide la verità ma anche la speranza e la giustizia. Il diritto alla verità è importante e fondamentale: per fare questo è necessario scuotere un pochettino di più ognuno per la propria parte, perché la memoria non può andare in prescrizione”.
Italia senza verità
L’80% è un numero impressionante in Italia, ha ribadito, “una culla della civiltà che non conosce la verità. Libera del lavoro l'ha fatto nelle scuole, l'ha fatto nel territorio e nelle associazioni. Abbiamo varcato i confini perché Libera è molto presente in tutta Europa oggi. Libera è presente in America Latina e in 22 Stati dell’Africa. Si è contaminato e qui ci sono anche delle delegazioni di persone, anche di familiari che arrivano da altri Paesi del mondo”.
Il momento di scuotere le persone
Sul tema della criminalità organizzata “ora però bisogna scuotere la gente, le persone: ci sono dei momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa, parlare diventa un obbligo morale e una responsabilità civile. Noi di fronte alla violenza, l'illegalità, la corruzione, le mafie non dobbiamo tacere: è una responsabilità educativa, culturale e di richiesta di politiche sociali”.
E ancora: “Grazie al lavoro di magistrati e di forze di polizia: molti li ricordiamo anche tra le persone uccise dalla mafia perché facevano bene fino in fondo la loro parte”.
Essere cittadini non a intermittenza
Così un altro passaggio del discorso di don Ciotti: “Bisogna essere cittadini non a intermittenza secondo i momenti delle emozioni, ma cittadini più responsabili”. “Noi chiediamo alla politica che faccia la propria parte; lo chiediamo alle istituzioni, ma anche noi come cittadini, associazioni, movimenti e dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità. Una delle malattie più terribili resta la delega, ma resta anche una sorta di rassegnazione, ovvero pensare che in realtà le cose non cambieranno mai. Invece dobbiamo unire di più le nostre forze perché diventino una forza”.
“Abbiamo fame di giustizia”, ha detto il fondatore di Libera: “Come l'amore non si costruisce, si vive insieme. Che la nostra fame di verità e giustizia non si fermi con questo giorno ma diventi il pane di ogni giorno, sempre insieme liberi”.
Il Mediterraneo cimitero dei migranti
Un passaggio sul dramma dei migranti: “La speranza sta morendo anche nel Mediterraneo, che oggi è diventato un cimitero. Migliaia di persone annegano nell'indifferenza dei governi, dell'Europa di molti di noi. A fine gennaio, durante il ciclone Harry - ha aggiunto - si stima siano scomparse almeno un migliaio di persone al largo delle nostre coste: una tragedia enorme coperta da un silenzio assordante”.
Denunciare le nuove schiavitù di oggi
Sul tema del lavoro, infine, Ciotti ha affermato: “A voce alta dobbiamo denunciare le schiavitù di oggi. Non basta avere le mani pulite, da sole non bastano. Possiamo avere le mani pulite e tenerle in tasca, essere formalmente irreprensibili e stare alla finestra mentre il mondo brucia. Se abbiamo le mani pulite e le teniamo in tasca siamo complici dell'indifferenza, dell'ingiustizia che avanza. E colpisce duro i più deboli, i meno tutelati”, ha concluso.

























