La casa dovrebbe essere un diritto, esattamente come le altre voci del welfare. E invece non lo è, non è garantito perlomeno in Italia. Per questo la Cgil ha elaborato una piattaforma per una nuova politica abitativa che è stata presentata nel corso dell’Assemblea nazionale dei delegati e dei pensionati sul tema della casa che si è tenuta ieri (22 luglio) a Roma.

Si parte da un dato di fatto: il disagio abitativo non è più solo un’emergenza, una questione che riguarda le famiglie in situazione di povertà e di marginalità, ma una condizione sempre più diffusa e strutturale.

La casa è un diritto

“La casa è un diritto, come la salute, l’istruzione, il lavoro, e va garantito – dichiara la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi -. Per questo è necessaria un'inversione di rotta radicale rispetto alle politiche del governo, a partire dal piano casa, che è insufficiente e privo delle risorse adeguate ad affrontare l'emergenza sociale, il caro affitti e la speculazione immobiliare. Occorre il ritorno a una forte regia pubblica, con investimenti strutturali che rendano la casa un pilastro del welfare”.

“La piattaforma è il frutto di elaborazioni, proposte ed esperienze di contrattazione sociale e territoriali – aggiunge la dirigente sindacale –, a partire da quelle nelle città a maggiore tensione abitativa. Esperienze da conoscere e valorizzare perché la questione abitativa assuma una nuova centralità nelle politiche nazionali e locali e nell’azione rivendicativa della Cgil”.

Priorità in piattaforma

È necessario mettere in cantiere un piano nazionale pubblico per l'incremento di 600 mila alloggi, di cui 350 mila di edilizia residenziale pubblica. Bisogna rifinanziare i fondi per il sostegno delle famiglie in affitto e attribuire poteri normativi reali ai Comuni per porre tetti al mercato e regolare le locazioni turistiche brevi. Queste alcune delle priorità indicate dalla piattaforma.

E ancora: fermare privatizzazioni e alienazioni di edifici pubblici inutilizzati, riqualificarli e destinarli all’edilizia residenziale. Integrare l’edilizia pubblica con l’edilizia sociale e rivedere il regime fiscale delle locazioni per sostenere il canone concordato. Infine, inserire il servizio abitativo destinato alle persone in condizioni di disagio economico nei livelli essenziali delle prestazioni sociali.

1,5 milioni di famiglie

Le famiglie in condizioni di disagio abitativo grave o acuto in Italia sono 1,5 milioni, i nuclei in condizioni di povertà assoluta che vivono in affitto un milione. Il mercato delle locazioni è sempre più inaccessibile per una fascia ampia di popolazione, per via dei costi elevati e per la riduzione dell’offerta: oltre 9 milioni di alloggi sono vuoti, l’offerta residenziale di lunga durata è ridotta anche a causa dell’impatto degli affitti brevi a scopi turistici.

I prezzi medie degli affitti? 75 metri quadrati costano 1.750 euro al mese a Milano, 1.700 euro a Firenze, 1.600 a Venezia, 1.400 a Roma e 1.300 a Bologna. Dai dati recentemente resi noti dall’Ifel, Istituto per la finanza e l’economia locale, negli ultimi 6 anni i canoni degli affitti hanno registrato un balzo medio del 23 per cento con picchi che in molte città arrivano a superare il 40, come a Milano e Firenze.

Il ruolo pubblico

“Occorre garantire il diritto alla casa con una strategia complessiva, con un forte ruolo pubblico e con solidi interventi economici, fiscali e normativi – conclude Barbaresi -, ma anche il diritto a vivere in città accoglienti, solidali, inclusive e sostenibili con processi di riqualificazione e rigenerazione urbana e assicurando i necessari servizi di prossimità sanitari, socio-assistenziali ed educativi per rispondere ai bisogni delle persone e delle famiglie”.