“La Regione Veneto si ostina a raccontare una situazione economica che non ha nulla a che vedere con la realtà e con le difficoltà vissute ogni giorno da famiglie, lavoratori e pensionati del nostro territorio”. A denunciare il reale stato delle cose è Tiziana Basso, segretaria generale della Cgil Veneto, che racconta, a due settimane dallo sciopero generale del 20 novembre, la crisi sul territorio. 

Basso, Cgil Veneto: “400 mila persone rinunciano alle cure  eil carrello della spesa è cresciuto del 30% dal 2022”

Tiziana Basso, segretaria generale della Cgil Veneto

“Nella nostra regione non va affatto tutto bene, sempre più persone rinunciano a curarsi (più di 400 mila) e molte non riescono nemmeno ad arrivare a fine mese, con il carrello della spesa cresciuto del 30% dal 2022 a oggi. A settembre l’inflazione è salita al 4,4% in Veneto (+ 0,2% della media nazionale) rispetto al 3,4% del mese precedente e sta continuando a salire, mentre salari e pensioni sono fermi. In Veneto la percentuale di persone a rischio povertà è aumentata dal 10% del 2019 al 15% del 2025: fare finta di niente è un approccio estremamente rischioso da parte di un’istituzione come la Regione Veneto perché significa chiudere gli occhi di fronte al disagio che stanno vivendo le famiglie venete e rinunciare ad agire, a investire nel sociale e nelle politiche industriali”.

Nell’annunciare l’uscita del nuovo Bollettino socio economico, la Regione Veneto ha dichiarato che “l’economia reagisce alla congiuntura internazionale”. “Purtroppo – commenta Tiziana Basso – non è così, e non solo per la situazione internazionale, ma anche per l’assenza di politiche industriali. Le aziende chiudono e licenziano o quando va meno peggio mettono i lavoratori in cassa integrazione: le ore di cassa integrazione straordinaria, quindi legate a crisi strutturali e non a normali cicli aziendali, sono raddoppiate dal 2024 al 2025 e da maggio a giugno 2026 sono addirittura triplicate (2.400.000 a giugno e poco più di 800.000 a maggio). Il che significa che se già con il salario pieno si fatica ad arrivare a fine mese, con la cig proprio non ci si riesce. Anche i dati sull’export riportati nel bollettino regionale nascondono criticità che le imprese conoscono bene”.

“In Veneto il lavoro è sempre più precario”

“Infine, i numeri relativi all’occupazione riflettono la gravità del quadro: non ci tranquillizza per niente che il saldo degli occupati sia positivo perché ogni mese di questo 2026 è stato comunque inferiore al periodo corrispondente del 2025 e se si guarda solo a settembre siamo invece in negativo con un dato spaventosamente peggiore rispetto al 2025 (Il singolo mese di settembre registra un saldo di -9.200 posizioni rispetto all’analoga mensilità del 2025, -2.400). E se poi si va a guardare di che genere di occupazione si tratta – scrive la segretaria della Cgil – c’è davvero da preoccuparsi. Nel calderone di questo saldo positivo a trainare il dato sono i rapporti a termine di brevissima durata (lo dice Veneto Lavoro). Il saldo del tempo indeterminato nei primi nove mesi del 2026 è stato di +15.000 assunzioni rispetto alle +20.500 dello stesso periodo del 2025. In Veneto il lavoro è sempre più precario, e questo influisce su tutto: sui progetti di vita delle nuove generazioni, dei giovani che sempre più spesso lasciano il nostro territorio”.