“Lo sciopero va fatto perché abbiamo bisogno di invertire la tendenza. Abbiamo bisogno di dare voce alle difficoltà che esistono in questo Paese e pensiamo che lo sciopero sia lo strumento attraverso il quale i lavoratori e le lavoratrici provano a riprendere in mano il proprio futuro”.
Andrea Borghesi, segretario generale del Nidil Cgil, la categoria sindacale che si occupa dei lavoratori atipici, non ha dubbi: nella finanziaria non c’è niente che vada nella direzione giusta e per questo bisogna fermare l’Italia il 20 novembre per lo sciopero nazionale convocato dalla Cgil.
“Da un lato l’Istat ha certificato che la quota di valore aggiunto prodotto con i beni e i servizi è andata sostanzialmente in profitti alle aziende e non in salari – prosegue Borghesi -. Dall’altro, l'inflazione ha raggiunto tassi elevatissimi: quello rilevato nell’ultimo mese si cumula a quello degli ultimi anni. Una situazione drammatica che ha coinvolto i salari reali ma anche i salari in relazione alla capacità di spesa e al potere d'acquisto. Da qui la necessità di riequilibrare il peso che il lavoro ha nella produzione di ricchezza: oggi molta della ricchezza prodotta va in profitti alle imprese e non ai lavoratori”.
Il riferimento è in particolare alla aziende che producono energia, gas ed elettricità, che spesso sono partecipate dallo Stato: secondo Borghesi bisognerebbe mettere pressione e spingerle ad abbassare il prezzo dei prodotti e quindi delle bollette per i cittadini.
“A favorire la situazione che stiamo vivendo è anche la precarietà lavorativa – prosegue il segretario Nidil -, non solo nel senso formale, cioè di rapporti a termine che pure sono tantissimi, oltre 2 milioni. Ma anche di coloro che pur vivendo una condizione di stabilità lavorano poco, come i part time involontari. C'è quindi un problema di quantità di salari prodotti durante l'anno e di intensità di lavoro. È su questo che bisognerebbe intervenire in maniera strutturale, i campi su cui il governo dovrebbe agire non su altro”.






















