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Barberino di Mugello

Rifle, non ci rassegniamo al fallimento

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Sindacati e lavoratori continuano a protestare per chiedere una soluzione che dia prospettive occupazionali e non disperda la professionalità degli addetti. Per Alessandro Lippi, Filctem Cgil fiorentina, "non si cancella una storia di prestigio con un tratto di penna"

A Barberino di Mugello, provincia di Firenze, non si ferma la protesta per il fallimento della storica azienda di jeans Rifle. Anche ieri mattina (6 ottobre) i lavoratori si sono dati appuntamento per un presidio organizzato dalle categorie del tessile di Cgil e Cisl davanti ai cancelli della fabbrica, allo scopo di richiedere l'interessamento alla vertenza di tutte le istituzioni e la solidarietà dei cittadini.

“Manifestiamo – ha detto in una dichiarazione video Alessandro Lippi della Filctem fiorentina – per dire che non ci rassegniamo. Abbiamo chiesto un tavolo per il futuro dei lavoratori, non soltanto per ottenere la cassa integrazione straordinaria, ma soprattutto per trovare, per tutti i dipendenti della Rifle, soluzioni di rilancio e salvaguardia occupazionale. Non ci rassegniamo al fatto che il marchio Rifle non sia appetibile nel mondo, al fatto che si cancelli con un tratto di penna una storia lunga decenni, fatta di persone, di lavoro, di competenza”.

“Abbiamo bisogno di tutti, di mostrare che dietro ai marchi e alle fabbriche ci sono sempre storie vissute, esperienze, persone in carne ed ossa, che per vivere hanno bisogno di lavorare. E chi è in presidio chiede solo di poter fare il lavoro che sa fare”.

“È fondamentale non mollare, nemmeno di un centimetro. Lo dobbiamo alla storia di un territorio come quello di Barberino del Mugello. Aspettiamo la convocazione del tavolo alla Regione Toscana perché vogliamo trovare insieme a tutti i soggetti coinvolti una soluzione”.