“È il momento di regolarizzare i braccianti stranieri”. Marco Omizzolo, ricercatore e autore del libro “Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana” edito dalla Fondazione Feltrinelli, lo va dicendo da tempo. Oggi con la pandemia in atto questo suo appello diventa ancora più stringente per un settore, l’agricoltura, che sta pagando un prezzo molto alto legato al Covid-19. Sono in molti in questi giorni a preoccuparsi della produzione nei campi. Sia le parti datoriali sia i sindacati, ovviamente da due prospettive diverse, hanno lanciato l’allarme. Il dibattito però sta prendendo una china pericolosa e a pagare, come spesso accade, sono i lavoratori.

A preoccupare sindacati e associazioni è la reintroduzione dei voucher in agricoltura. Perché il rischio concreto è che questa pandemia possa diventare occasione per strumentalizzare quelle sofferenze e nel contempo emarginare e sfruttare ancor più lavoratori e lavoratrici agricoli. "Si deve chiarire come stanno realmente le cose - sottolinea Omizzolo - non si può infatti usare il dramma del coronavirus come cavallo di Troia per proposte che vanno a discapito dei diritti del lavoro, delle garanzie contrattuali e costituzionali, della salute di milioni di donne, uomini e dell'ambiente”. Sui voucher il rischio è altissimo: “È uno strumento che amplifica la platea degli sfruttati, abbassando ulteriormente le loro retribuzioni e consolidando la loro marginalità sociale”. 


L'intervista video a Marco Ormizzolo

Invece di ricorrere a questi “buoni” che buoni non sono affatto. Secondo il ricercatore è necessario regolarizzare i braccianti stranieri. “Il caporalato e lo sfruttamento - sottolinea - non sono episodici o espressione di un sistema di produzione arretrato, ma una delle punte più avanzate di un modello di sviluppo che ha permesso a padroni, mafie e potentati vari, di conquistare potere e profitti milionari”. Il dossier Agromafie di Eurispes ha certificato per le organizzazioni criminali un business complessivo di circa 25 miliardi di euro. Soldi che stratificano l'articolazione di un sistema criminale che concorre a mantenere ai margini il lavoro.

Anche sul versante sicurezza, la situazione resta drammatica. Sono arrivate anche alla nostra redazione denunce di lavoratori costretti ad acquistare mascherine e guanti perché non vengono fornite dai propri datori di lavoro. E ci sono stati anche braccianti morti da coronavirus, come Nash, ghanese di 67 anni deceduto lo scorso 24 marzo all’ospedale di Caserta. Morti totalmente invisibili. “In questi giorni - denuncia Omizzolo - a molti di loro viene chiesto di acquistare maschere e guanti pena il loro licenziamento, di lavorare fino al tramonto, di caricare per 20 euro al giorno pedane e furgoni di frutta e verdura che tutto il Paese in quarantena ricompra ogni giorno sui banchi dei supermercati”.

L’invito di Omizzolo è dunque quello di sostenere l'appello della Flai Cgil e dell'associazione Terra! Onlus indirizzato alle massime cariche del governo e al presidente Mattarella, per chiedere la regolarizzazione dei migranti privi di permesso di soggiorno, perché, dice, “possano essere riconosciuti non più come corpi da sfruttare e lasciare dormire in capanne di fango ed eternit, ma come uomini e donne titolari del fondamentale diritto alla salute, alla rappresentanza, del diritto di parola, di associazione, di autorappresentazione, di lotta, in un Paese che nasce democratico proprio sulla lotte dei braccianti e dei contadini”.