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Mettere la persona al centro dell’agenda politica. Va in questa direzione la decisione del governo spagnolo di varare la prima strategia nazionale contro la solitudine non desiderata. Una scelta che rappresenta molto più di un intervento settoriale: è una presa di posizione culturale e politica su che tipo di società si vuole costruire.
Riconoscere la solitudine come un problema collettivo e non come una fragilità individuale significa affermare che il benessere sociale non può essere lasciato alla responsabilità del singolo, ma deve diventare una priorità pubblica.
Come ha sottolineato il ministro spagnolo per i Diritti sociali Pablo Bustinduy, “la solitudine non è solo un problema individuale, ma una sfida sociale che dobbiamo combattere assieme". Un’affermazione tutt’altro che retorica, se si considera che in Spagna una persona su cinque sperimenta forme di isolamento non desiderato e che il fenomeno colpisce in modo particolarmente acuto le giovani generazioni. Il dato più allarmante – il 35% dei giovani tra i 18 e i 24 anni che si percepiscono soli – smonta l’idea che la solitudine sia esclusivamente un problema legato all’età avanzata.
La strategia approvata dal governo progressista guidato da Pedro Sánchez si muove in una direzione chiara: costruire coesione sociale. Il coinvolgimento di diversi ministeri, delle comunità autonome, degli enti locali e del Terzo Settore indica una visione ampia, che considera la solitudine come il risultato di dinamiche economiche, urbane, relazionali e culturali. La prevenzione attraverso i medici di base, la creazione di reti comunitarie, gli spazi pubblici inclusivi e la partecipazione intergenerazionale non sono semplici misure tecniche, ma strumenti per rafforzare il tessuto collettivo.
In questo senso, la strategia spagnola si colloca apertamente in contrasto con un modello di società individualista, dove l’isolamento viene normalizzato e reso invisibile.
Il confronto con l’Italia è inevitabile. Nel nostro Paese, la solitudine – pur essendo un fenomeno altrettanto diffuso – resta ai margini dell’agenda politica. Mancano una strategia nazionale, un coordinamento tra livelli istituzionali e, soprattutto, il riconoscimento del problema come questione strutturale. Il governo italiano continua a privilegiare una narrazione centrata sull’individuo e sulla famiglia come unico ammortizzatore sociale, scaricando sulle reti informali ciò che dovrebbe essere responsabilità pubblica.
La scelta della Spagna dimostra invece che investire nella coesione sociale non è un lusso, ma una necessità democratica. In un’epoca segnata da frammentazione, sfiducia e polarizzazione, combattere la solitudine significa rafforzare il senso di appartenenza, prevenire disagio mentale e ridurre le disuguaglianze. È una politica che mette al centro l’idea che nessuno debba essere lasciato solo.






















