La fase euro-occidentale della storia del mondo è finita”. È da questa constatazione, netta e senza giri di parole, che si è aperta alla Camera del Lavoro di Milano la giornata di studio promossa dalla Cgil Lombardia su guerre, mercati e nuovi equilibri globali, oggi, 26 febbraio. Alla giornata hanno partecipato rappresentanti da tutta la Lombardia e da tutte le strutture della Cgil – categorie, territori e servizi – a conferma della volontà di affrontare collettivamente una fase che interpella direttamente anche l’azione sindacale quotidiana.

Ad aprire i lavori è stata Valentina Cappelletti, segretaria generale della Cgil Lombardia, che ha introdotto il confronto sottolineando l’esigenza di dotarsi di strumenti di lettura comuni in una fase segnata da conflitti, competizione tra blocchi e ridefinizione degli equilibri globali.

Tra Washington e Pechino, il riassetto globale

L’analisi geopolitica, con focus sull’Europa, è stata affidata ad Alessandro Colombo, professore di Relazioni internazionali all’Università degli Studi di Milano, che ha insistito sul punto politico di fondo: l’Europa – e più in generale l’Occidente – non possono continuare a pensarsi al centro del sistema internazionale come nel secondo Novecento.

Il mondo immaginato dopo la fine della Guerra fredda – più cooperazione, più multilateralismo, più regole condivise – si sta rivelando “esattamente l’opposto” della realtà di oggi. “Non è tornata la guerra: la guerra c’è stata sempre”, ha spiegato. È cambiato però lo scenario: si torna a ragionare di scontri tra grandi potenze, con ricadute dirette anche sulle economie e sulle società.

Il quadro economico è stato approfondito da Sergio Paba, economista dell’Università di Modena e Reggio Emilia, che ha analizzato la competizione tra Stati Uniti e Cina come scontro per la leadership tecnologica e industriale. “La Cina è passata da piattaforma di assemblaggio a concorrente tecnologico”. Un salto sostenuto da politiche industriali di lungo periodo che stanno ridisegnando le filiere globali, mentre l’Europa fatica a dotarsi di una strategia comune.

Diritti, commercio e nuove disuguaglianze

A chiudere la sessione mattutina è stata Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch, che ha riportato l’attenzione sulle politiche commerciali e sull’impatto sociale della globalizzazione. Le politiche economiche non sono neutrali: determinano chi paga il prezzo delle crisi e chi ne trae vantaggio. Nei trattati commerciali, ha ricordato, “i diritti del lavoro e dell’ambiente sono volontari, mentre gli interessi economici sono vincolanti e sanzionabili”. Il rischio è che nel nome della competitività e della “semplificazione” si comprimano ulteriormente diritti e spazi democratici, proprio mentre crescono disuguaglianze e fragilità sociali.

Cinque tavoli per tradurre l’analisi in azione

Nel pomeriggio la riflessione si è tradotta in lavoro operativo svolto da cinque tavoli tematici: il rafforzamento dei rapporti solidali con le organizzazioni sindacali di altri Paesi; le risposte alla guerra in Ucraina e al genocidio palestinese; la riorganizzazione delle filiere e la riconfigurazione degli accordi; la composizione multiculturale della Cgil; il posizionamento e la comunicazione interna ed esterna dell’organizzazione. Un lavoro che ha messo in relazione dimensione globale e pratiche locali, interrogando direttamente il ruolo del sindacato dentro una fase di trasformazioni profonde.

La scelta davanti al sindacato

Le conclusioni sono state affidate ad Andrea Malpassi, della Cgil nazionale, che ha riportato il filo sulla responsabilità collettiva: “Dobbiamo sbatterci la testa: faticare, sfidarci, ma qualche soluzione dobbiamo trovarla”. Malpassi ha messo in guardia da una deriva che rischia di comprimere le priorità sociali: “La spesa in deroga al Patto di stabilità oggi è una sola: quella militare. Non sanità, non scuola”. Per il sindacato la sfida diventa allora duplice: difendere lavoro e diritti dentro la transizione geopolitica e rafforzare una dimensione democratica capace di rimettere al centro coesione sociale e giustizia.