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Pesticidi e biocidi, avanti tutta. O sarebbe meglio dire indietro tutta, perché il processo di modifica delle norme europee del settore sta portando a un arretramento della regolamentazione e a un indebolimento della tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori e dell’ambiente.
Lo strumento usato dalla Commissione è l’Omnibus X, il pacchetto Food and Feed Safety, che modifica 14 leggi comunitarie sulla sicurezza del cibo e dei mangimi con l’intento di semplificarle. Il provvedimento nasce dalla richiesta dei leader europei di ridurre la burocrazia e intervenire sui processi amministrativi, con l’obiettivo sbandierato anche da Draghi di rendere il Vecchio Continente più competitivo.
Banale semplificazione
“Mentre le grandi potenze economiche del nuovo sistema multipolare fanno scelte coraggiose, noi vogliamo sfidare il mondo con le semplificazioni amministrative – commenta Andrea Coinu, responsabile delle politiche internazionali della Flai Cgil -. Questo principio sta alla base non solo dell’Omnibus X ma anche della discussione in corso sulla Pac, la politica agricola comune. È assurdo che con i cambiamenti climatici in atto, nessuno parli di come si possa gestire la risorsa idrica in agricoltura ma si pensi che le soluzioni arrivino da una banale semplificazione”.
Sostanze tossiche e nocive
I pesticidi vengono usati in agricoltura contro gli insetti, i funghi e le erbe infestanti, mentre i biocidi comprendono disinfettanti, insetticidi, conservanti. Entrambi sono sostanze chimiche nocive e inquinanti, entrambi sono sottoposti a studi scientifici sulla loro sicurezza, entrambi sono soggetti ad autorizzazione periodica da parte della Commissione. È proprio questa autorizzazione che oggi viene messa in discussione.
Uno studio del 2026 riportato da Frontiers su 139 Paesi stima tra 402 e 433 milioni i casi di avvelenamento acuto da pesticidi ogni anno tra i lavoratori agricoli, con circa 11 mila morti. È stato calcolato che il consumo globale è raddoppiato dal 1990: nel 2023 erano 3,8 milioni di tonnellate.
Un’analisi su 52 studi epidemiologici ha riscontrato un aumento del 13 per cento del rischio di tumore cerebrale tra chi lavora in agricoltura, altri studi riportano un aumento 24 per cento di tumore alla prostata tra gli applicatori professionali. Senza parlare del calo accertato delle specie di insetti che hanno i pesticidi tra cause principali. Questo solo per citare alcune delle più recenti evidenze scientifiche.
Manovra di indebolimento
Qual è quindi la manovra che vuole mettere in atto l’Europa con la modifica approvata? Per i fitosanitari il mandato prevede per diverse sostanze periodi di approvazione di 15 anni per la prima autorizzazione e 25 anni per le successive, per le sostanze attive a basso rischio e i prodotti che le contengono sono previste addirittura approvazioni e autorizzazioni senza scadenza. A partire dal 1° gennaio 2027 ben 49 pesticidi sintetici saranno sul mercato senza ulteriori verifiche automatiche, inclusi principi ancora molto controversi come il glifosato, l’acetamiprid e alcuni composti Pfas.
Per i biocidi vengono mantenute autorizzazioni con scadenza, ma con periodi estesi a 15 anni per le prime approvazioni e 25 anni per i rinnovi. Nonostante il Consiglio europeo sostenga che l’allungamento dei periodi di approvazione sarà accompagnato da garanzie aggiuntive, tra cui il riesame periodico della letteratura scientifica e dei dati di monitoraggio disponibili, di fatto le nuove regole mirano a smantellare il sistema che tiene queste sostanze chimiche nocive lontane dai nostri campi, dal cibo, dall’acqua, dagli ecosistemi.
A spese dei lavoratori e dell’ambiente
In una lettera del dicembre scorso, 203 esperti hanno avvertito che eliminare le scadenze significa prolungare la protezione commerciale dei dati e rallentare la revisione delle sostanze. Il pericolo è che l'Europa non recepisca in tempo nuove scoperte sui rischi.
“Questo è un approccio ‘statunitense’ in materia di salute e sicurezza – prosegue Coinu -: se non si dimostra che un prodotto è nocivo, si può utilizzare. Mentre noi preferiamo l’approccio preventivo, che garantisce il consumatore e ancora di più la salute e la sicurezza dei lavoratori e degli alimenti. In nome di che cosa, della competitività? Se si vuole essere competitivi a livello globale occorre fare scelte strategiche e non limitarsi a snellire processi burocratici, cosa che da sola non garantisce una maggiore competitività. E poi questa competitività in quale campo la vogliamo fare? Economico? Ambientale? Perché si sta facendo solo nel campo dei diritti dell’ambiente e dei lavoratori”.
La lobby dei pesticidi
“Nella fase preparatoria della proposta parlamentare – denuncia Monica Di Sisto, responsabile dell’osservatorio su clima e commercio Fairwatch - è emersa una significativa prevalenza delle istanze provenienti dall’industria agroalimentare, addirittura riportate parola per parola, alimentando il timore che le voci della società civile e le esigenze di tutela della salute pubblica e degli ecosistemi non abbiano trovato uno spazio adeguato. Uno dei circoli viziosi più 'parlanti' di quelli presenti nel testo, c'è la possibilità di continuare a usare pesticidi tossici per difendere le rese e contrastare la resistenza dei parassiti, quando è proprio l’uso intensivo di questi prodotti ad alimentare la resistenza, innescando una spirale fallimentare che giustifica l’aumento dei trattamenti con la loro stessa ridotta efficacia, a scapito di salute e biodiversità”.
L’ombra dei colossi
Un'analisi della Ong Corporate Europe Observatory ha mostrato come le pressioni dei giganti della chimica da Bayer a Basf, da Corteva a Syngenta, abbiano riscritto queste regole sostituendo i controlli automatici di sicurezza sui pesticidi. I documenti sono stati ottenuti attraverso le richieste di accesso agli atti e condivisi con il Financial Times: dietro la promessa di ridurre gli oneri burocratici, quindi, si nasconderebbe un processo decisionale opaco e privo delle necessarie valutazioni d’impatto ambientale e sociale.
A settembre oltre 500 scienziati e medici hanno chiesto di sospendere i negoziati fino alla realizzazione di una valutazione indipendente delle possibili conseguenze della proposta sulla salute e sull’ambiente. Senza una valutazione d’impatto adeguata e un confronto equilibrato tra tutti i soggetti interessati, il rischio è che le scelte legislative siano guidate soprattutto dalle esigenze di breve periodo dei settori economici più influenti.
Contro il Green Deal
“Il prossimo passo è la discussione in parlamento, conclude Andrea Coinu della Flai -. Ma se pure il parlamento dovesse cambiare alcune cose del pacchetto Omnibus X, resta il fatto che ha una genesi contraria ai filoni di investimento dell’Europa degli ultimi anni, alla visione sostenibile delle produzioni, al Green Deal e al Farm to fork. Ma non è l’unico provvedimento che va in direzione opposta. Entro la fine di quest’anno dovrebbe essere preso il primo accordo di base sulla Pac. Il 3 novembre saremo a Bruxelles per una grande manifestazione per difendere la condizionalità sociale nell'ambito della politica agricola comune, la norma che vincola i sussidi agricoli dell'Ue al rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori, affinché anche questa conquista non venga smantellata in nome della semplificazione amministrativa”.






















