Domenica 29 marzo oltre cento persone sono scese in piazza a Civitavecchia, attraversando il centro cittadino fino alla Marina, mentre dal porto una delle imbarcazioni si preparava a salpare verso la Sicilia. È una delle prime tappe della nuova mobilitazione per la “spring mission” della Global Sumud Flotilla, che nelle prossime settimane coinvolgerà decine di porti italiani e mediterranei.

Il percorso proseguirà verso Augusta, dove tra il 20 e il 25 aprile è previsto il ricongiungimento con altre imbarcazioni, in vista della partenza principale fissata da Barcellona. Gli organizzatori parlano di una partecipazione senza precedenti: oltre cento barche e migliaia di persone provenienti da circa 50 Paesi.

L’obiettivo: rompere il blocco e portare aiuti

La portavoce italiana Maria Elena Delia ha ribadito che Gaza “continua ad essere occupata illegalmente” e che la missione non si limiterà alla consegna di aiuti umanitari. Accanto al tentativo di superare il blocco navale e terrestre, la flotilla porterà con sé medici, psicologi, educatori e tecnici pronti a restare nella Striscia per contribuire alla ricostruzione. 

L’obiettivo immediato è anche logistico: trasportare tonnellate di beni essenziali, tra cui cibo pronto al consumo, in una fase in cui – denunciano gli attivisti – l’accesso agli aiuti resta gravemente limitato.

A salutare la partenza, c’era anche la Cgil. “Non possiamo restare a guardare senza fare nulla, sosteniamo l’iniziativa perché a Gaza si continua a morire, senza aiuti e senza cure”, ha commentato Diana Agostinello della segreterai della Cgil Roma e Lazio 

Le tappe: dal Tirreno all’Adriatico

Dopo Livorno e Civitavecchia, la Flotilla ha fatto tappa a Napoli, nella giornata della Domenica delle Palme, approdando a Mergellina tra bandiere palestinesi e manifestazioni di sostegno. Le imbarcazioni stanno convergendo da più direttrici: dal nord (Trieste, Ancona, Bari), dal Tirreno (Livorno, Civitavecchia, Napoli) fino alla Sicilia, dove avverrà la partenza collettiva verso Gaza.

“Questa volta potrebbe essere peggio – spiegano gli attivisti – la situazione geopolitica è più tesa e l’attenzione internazionale è diminuita. Ma non bisogna arrendersi”. La missione arriva dopo il fallimento del tentativo dello scorso ottobre e in un contesto internazionale più instabile

Una missione anche politica

Ancora una volta, la Global Sumud Flotilla non si presenta solo come iniziativa umanitaria. Gli organizzatori parlano esplicitamente di un’azione politica contro quello che definiscono un assedio “illegittimo” secondo il diritto internazionale, in atto da quasi vent’anni.

Nel mirino anche i governi occidentali, accusati di aver normalizzato la situazione. L’Italia, in particolare, viene indicata come parte di questo scenario per il ruolo nella produzione e nell’esportazione di armamenti, anche attraverso aziende partecipate pubbliche.

In questo quadro, la Flotilla viene rivendicata come risposta diretta all’inerzia istituzionale: “Se i governi non agiscono, lo facciamo noi”.