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Il gesto

L'operaio che sfidò il Führer

Ilaria Romeo
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Non alzò il braccio, non salutò. Al cantiere Blohm + Voss di Amburgo un uomo disse no al nazismo con una semplice azione di dissenso

Il 13 giugno del 1936 presso il cantiere Blohm and Voss di Amburgo viene probabilmente scattata questa foto, ritrovata solo nel 1991. Alla cerimonia per l’importante varo di una nave scuola della marina militare tedesca, la Horst Wessel, è presente persino Adolf Hitler. Tutti fanno il saluto al führer, tutti tranne uno.

Si presume si tratti di August Landmesser, anche se diversi storici sostegno che l’uomo non sia Landmesser, ma Gustav Wegert, un operaio metallurgico che lavorava per la Blohm+Voss nello stesso periodo e che rifiutava abitualmente il saluto a Hitler per motivi religiosi. Quale che sia la verità, la storia di August Landmesser e della sua famiglia è interessante e significativa, decisamente degna di essere raccontata.

Membro del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori dal 1931 al 1935, costretto all’adesione perché spinto dal bisogno di ottenere un posto di lavoro, August sposa nel 1935 l’ebrea Irma Eckler. Il matrimonio, a causa dell’entrata in vigore delle leggi razziali, non viene riconosciuto dall’ufficio del registro del comune di Amburgo e le stesse figlie nate dall’unione non possono ottenere il cognome paterno.

Non è l’unica conseguenza: August, viene accusato di "disonorare la razza" dal partito e incarcerato. Lo rilasciano dopo poco, a patto che tronchi la disdicevole relazione con una donna ebrea.

Sceglie l’amore e nel 1937 decide di fuggire con la famiglia dalla Germania e andare in Danimarca, ma fermato sul confine, accusato di aver infranto la legge, di aver umiliato il popolo tedesco e inquinato il sangue della razza superiore, diventato a tutti gli effetti un oppositore del Reich, viene condannato a 30 mesi di lavori forzati, da scontare in un campo di concentramento.

Anche Irma è arrestata e detenuta dapprima nel campo di concentramento di Fuhlsbüttel ad Amburgo, poi nei campi femminili di Oranienburg e Ravensbrück (lo stesso campo ospiterà, tra le altre la nostra Estella, Teresa Noce) per essere infine inviata al “centro di eutanasia femminile”. 

Il 20 dicembre 1949 la corte distrettuale di Amburgo-Altona ne dichiarerà la morte, indicando il giorno 28 aprile 1942 come la data più probabile del suo assassinio. 

Nello stesso anno, il tribunale distrettuale di Rostock dichiarerà morto anche August, incarcerato due volte nel campo di concentramento di Börgermoor poi arruolato nella Wehrmacht da una Germania alla ricerca disperata di soldati (il 19° Battaglione penale di fanteria era composto da militari condannati dalla corte marziale e da criminali comuni).

Ingrid, la figlia primogenita, era stata intanto affidata alla nonna paterna, mentre Irene, la più piccola delle sorelle, è inizialmente mandata in orfanotrofio, e poi affidata a dei parenti.

Saranno loro a riconoscere in quell’uomo a braccia conserte il proprio papà, e a raccontare quella straordinaria storia d’amore e resistenza che oggi ricordiamo. Solo dopo la guerra - a titolo simbolico - il senato di Amburgo deciderà di riconoscere il matrimonio di August e Irma, un uomo e una donna il cui amore sfidò il nazismo.