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L'intervista

Prepariamoci a una crisi pari alla Grande depressione

Robert Reich insieme a Bernie Sanders  
Foto: Foto tratta dal profilo facebook di Robert Reich
Martina Toti
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Parla Robert Reich, l'economista statunitense che guidò il ministero del Lavoro durante la presidenza Obama: l'amministrazione di Donald Trump un disastro, la pandemia ennesima dimostrazione che il sistema protegge solo ricchi e potenti.

Prima di essere un ex ministro Robert Reich è un professore, un comunicatore. Una delle figure di spicco dell'Università di Berkeley dove esplose la scintilla del Sessantotto americano. Le sue opinioni rappresentano l'anima più progressista del Partito democratico e, allo stesso tempo, non edulcorano alcun aspetto della società statunitense. Non lo hanno mai fatto. Non lo fanno neppure oggi davanti a un quadro economico e sanitario drammatico. Nelle nove settimane di pandemia gli Stati Uniti hanno bruciato oltre 38 milioni di posti di lavoro con un aumento esponenziale che ha riportato in pochissimo tempo il tasso di disoccupazione oltre la soglia delle due cifre, contemporaneamente i grandi ricchi hanno guadagnato 434 miliardi di dollari. "È il sistema a essere truccato", ripete Reich ogni volta che ne ha l'occasione.

Quanto pensa che peserà la pandemia sul mercato del lavoro statunitense?

Le stime dell'Organizzazione internazionale del lavoro a livello globale sono scioccanti. Mi aspetto una percentuale di disoccupazione compresa tra i 15 e il 25 per cento. Una situazione grave come quella della Grande depressione degli anni Trenta. 

Non appena è stato varato il primo pacchetto di aiuti da parte dell'amministrazione Trump, lei ha commentato che la confusione era così grande da far cadere le braccia. Perché?

Gli aiuti hanno tardato ad arrivare alle persone che ne avevano più bisogno. Il pagamento una tantum di 1200 dollari poneva come requisito che si avesse una posizione aperta all'Agenzia delle entrate, ma molti cittadini a basso reddito non la hanno, perciò è probabile che non ricevano soldi per parecchie settimane. I 600 dollari aggiuntivi a settimana per la disoccupazione sono legati alle agenzie assicurative statali che sono sopraffatte dalle richieste. Il "piano di protezione assegni" per piccole imprese ha terminato i fondi in sole due settimane dalla sua attivazione. I salvataggi delle grandi imprese sono inutili e insensati. 

In alcuni suoi articoli recenti lei ha affermato che nella testa del presidente Donald Trump questa crisi legata al coronavirus rappresenta solo un'altra opportunità. In che senso? E  come crede che l'inquilino della Casa Bianca cercherà di sfruttarla? 

In ogni modo possibile: favorendo i governatori che lo sostengono con la fornitura dell'attrezzatura sanitaria necessaria e penalizzando, invece, i governatori contrari; utilizzando i soldi dei salvataggi come fossero fondi sporchi per ricompensare le aziende che elargiscono donazioni a lui o ai Repubblicani (ha già rifiutato di dare al Congresso informazioni su come il denaro viene distribuito) e creando divisioni tra gli americani su quando sia sicuro terminare il lockdown.

Bernie Sanders ha ormai rinunciato alla corsa presidenziale. Lei lo sosteneva con convinzione. Sanders è anche stato il candidato che più di ogni altro ha lottato per la sanità pubblica. Pensa che adesso questo tema programmatico verrà assunto con forza dal Partito democratico visto e considerato quello che è accaduto in queste settimane ?

Credo di sì. Tra metà marzo e metà aprile, in sole quattro settimane, oltre 9 milioni e 200 mila americani hanno perso la propria assicurazione sanitaria pagata dal datore di lavoro,  il che rappresenta una forte argomentazione a favore di un sistema di assicurazione sanitaria pubblico. 

Gli Stati Uniti hanno affrontato questa enorme crisi sanitaria senza strumentazioni, senza mascherine, senza ventilatori e, per di più, ogni Stato si è mosso da solo. È un quadro veritiero e con quali effetti?

Caos, contagi e morti evitabili. L'amministrazione Trump è stata disastrosamente lenta nel rispondere a questa crisi sanitaria. Inizialmente Trump l'aveva definita un "inganno" perpetrato dai democratici. Poi ha giocato con i governatori su chi avesse la responsabilità per le attrezzature sanitarie e chi quella di decidere quando le persone dovessero restare a casa. Dopo ancora ha fomentato il dissenso facendo pressione per la "liberazione" dei cittadini del Michigan e di altri Swing-States chiave per la corsa elettorale, suggerendo ai cittadini di protestare contro i governatori che continuavano a chiedere  di restare a cassa. Finora, oltre 95 mila americani hanno perso la vita per questa pandemia. Il numero reale dei morti, però, è probabilmente più alto a causa del fatto che un numero relativamente basso di persone è stato sottoposto a test e i decessi sono attribuibili a Covid-19 solo quando la persona deceduta è risultata positiva al tampone. 

Come si stanno riflettendo le disuguaglianze presenti nella società statunitense in questa crisi pandemica?

Il virus sta uccidendo afro-americani e ispano-americani a un tasso quasi doppio rispetto ai bianchi. Questo perché i primi sono generalmente più poveri, hanno meno assistenza sanitaria, vivono in condizioni di maggior sovraffollamento, e non hanno alcuna scelta se non quella di continuare a lavorare, spesso a rischio della propria vita. 

Qualche settimana fa è stato pubblicato il suo ultimo libro. “The System: who rigged it, how to fix it", letteralmente "Il sistema: chi lo ha truccato, come aggiustarlo". Questa crisi è l'ennesima prova del fallimento del "sistema", può essere anche un'opportunità per aggiustarlo? 

Tristemente, questa crisi rappresenta più la dimostrazione del fatto che il sistema è molto più corrispondente a coloro che hanno grandi ricchezze e potere e che potere e ricchezza sono inestricabilmente collegati. L'unico eventuale lato positivo di questa enorme tragedia è la possibilità che un numero maggiore di americani arrivi a comprendere l'importanza delle reti sociali di sicurezza, compresi i sostegni al reddito e l'assicurazione sanitaria.  

Negli Stati Uniti - ma anche in Italia - i manager che hanno lanciato sottoscrizioni per comprare attrezzature sanitarie o fatto donazioni sono stati raccontati come dei patrioti. Una volta c'era gli eroi della working class ora gli eroi sono i capitani d'industria?

Ma quale patriottismo? Le multinazionali non sono socialmente responsabili. Sono responsabili solo nei confronti dei propri investitori, per legge. Se non massimizzano gli introiti degli investitori, possono passare sotto il controllo di dirigenti di private-equity o sciacalli d'azienda che cercheranno di raggiugnere l'obiettivo. Ciò significa che le grandi multinazionali faranno tutto il possibile per ridurre le buste paga, delocalizzare quando potranno produrre altrove a costi più vantaggiosi, forzare i dipendenti a diventare lavoratori autonomi e far sparire il sindacato. Utilizzeranno anche ogni influenza politica che hanno - lobbisti e finanziamenti - per rendere sempre più difficile il diritto di organizzazione sindacale e ridurre o eliminare del tutto le norme che tutelano la salute e la sicurezza.