Da tempo gli studiosi si interrogano su come rendere più sostenibile e giusto il sistema fiscale italiano. Michele Raitano, professore ordinario in Politica economica e direttore del dipartimento di economia e diritto all’Università di Roma La Sapienza, sostiene l’utilità, forse la necessità, di introdurre una patrimoniale per rendere progressivo il nostro fisco che da tempo ha abbandonato questo principio costituzionale. La proposta della Cgil va nella giusta direzione.

Due anni fa, tu insieme ad un gruppo di altri 130 economisti ed economiste avete lanciato una proposta non solo di patrimoniale, ma di riforma del fisco. La patrimoniale serve?
Assolutamente sì, occorre rendere il fisco maggiormente progressivo e quindi, in questa logica, serve anche la patrimoniale, oltre a tante misure di riforma del fisco. Abbiamo un sistema fiscale che, di fatto, nella parte più alta della distribuzione smette di essere progressivo, non perché le aliquote Irpef non sono più progressive, ma perché le varie fonti di reddito sono tassate diversamente. Nello specifico i redditi da capitale, quelli provenienti da affitti, da altre proprietà sono tassati di meno. Quindi, tendenzialmente chi è più ricco ha una quota di redditi che derivano da queste componenti nettamente maggioritaria. E così il fisco non è progressivo. Il tema centrale, dunque, è quello della progressività.

Non basterebbe, allora, applicare le aliquote Irpef su tutti i redditi per rendere progressivo il fisco?
Tornare a un Irpef omnicomprensivo mi pare una utopia, siamo il Paese dei regimi differenziati, delle cedolari secche, delle flat tax, dei redditi da capitale tassati con aliquote differenziate, in ogni caso se si riuscisse a tornare a un Irpef omnicomprensiva, in cui per ogni individuo si considerano i redditi da qualunque fonte derivino, comunque avremmo che le ricchezze accumulate in passato hanno pagato molto di meno, si sono accumulate notevolmente anche grazie al fatto che hanno beneficiato di grossi vantaggi fiscali.

Quindi?
La prima necessità è quella di rendere il fisco finalmente progressivo e la patrimoniale in questa fase sicuramente è uno strumento funzionale, come abbiamo detto, alla progressività. In secondo luogo l’imposta sui grandi patrimoni può aiutare anche a trovare ulteriori risorse in situazioni di difficoltà per il bilancio pubblico. Infine, serve anche ad introdurre nel sistema elementi di equità. Questione, quella dell’equità, che era stata affrontata lievemente e poi abbandonato dal governo Conte 2 dal governo Draghi. Sempre nella logica dell’equità andrebbe affrontata anche la riforma del catasto.

Cosa c'entra il ceto medio con la patrimoniale?
La risposta è boh! Esiste evidentemente una preoccupazione, che misure di questo genere poi si estendano sempre di più, ma stiamo parlando di misure che andrebbero a toccare meno dell'1% dei nuclei familiari italiani, quindi a meno che non si consideri ceto medio quello che vive nelle ZTL delle principali città italiane con attici enormi ecc. La verità è che il ceto medio non sarebbe toccato affatto. Se poi c'è anche la tendenza di tutti a sentirsi ceto medio anche se si possiedono patrimoni milionari questo è un altro paio di maniche. In realtà lo spauracchio del coinvolgimento del ceto medio viene utilizzato per creare un clima contrario alla patrimoniale. Così come l’affermazione di non avere liquidità pur avendo dai 2 ai 5 milioni di patrimonio non sta in piedi, com'è possibile che poi non si trovino poche migliaia di euro per pagare una tassa nell'anno? Si può dare il patrimonio in un trust, si può vendere qualcosa, quindi questa è una non motivazione. Il tema vero sarebbe quello di riuscire a far capire con una proposta di policy esattamente quali sono le soglie e come si impiegano le entrate derivanti dalla patrimoniale. Si abbassano le tasse, in questo caso sì al ceto medio, oppure si investe sanità e/o nei servizi, ecc. oppure faccio servizi. Così si capirebbe che a vincere sarebbe ben più del 99% la popolazione.

Ora, altro tema, cosa c'entra la prima casa con la patrimoniale?
Siamo il Paese in cui chi tocca la prima casa muore. Fuor di battuta si potrebbe benissimo immaginare che la prima casa, salvo alcuni casi, così come per l'Imu, non rientra nel patrimonio da tassare. Insomma deve esser chiaro che quando parliamo di patrimoniale stiamo parlando soprattutto di andare a reincorporare gli altri tipi di ricchezza. Dopo di che quello che va fatto è un calcolo serio dei valori catastali, ma non dimentichiamo che stiamo parlando pure di soglie milionari per l’applicazione di questa imposta.

Veniamo alla proposta presentata dalla Cgil in occasione della scorsa legge di bilancio. Una patrimoniale a tempo, un contributo straordinario di solidarietà dell'1,5% da applicare sui 500.000 contribuenti che hanno appunto un patrimonio oltre i 2 milioni di euro. La Confederazione ha calcolato che si potrebbero avere 26 miliardi di euro da destinare alla sanità e alla scuola, alla non autosufficienza e alla casa. Che ti pare di questa proposta?
Dobbiamo distinguere tra patrimoniale e contributo straordinario. La Cgil ha proposto un contributo straordinario è questo ha indicato una aliquota all’1,5%, un po’ più alta rispetto all’aliquota dello 0,5% indicata per la patrimoniale vera e propria, per avere le risorse una tantum per finanziare alcune voci del bilancio. L’Idea potrebbe essere questa: faccio una patrimoniale straordinaria perché poi contemporaneamente l'accompagno a una riforma esaustiva dell'Ipef per cui non avrò più bisogno della patrimoniale per generare un carico fiscale più riequilibrato, e a quelli che si sono avvantaggiati in passato si chiede un contributo di solidarietà, così come siamo pieni di contributi di solidarietà. D’altra parte si sono chiesti contributi di solidarietà pure ai pensionati da lavoro perché non chiederlo ai ricchi? Ma il vero convitato di pietra del fisco italiano, sono imposte sulle successioni che qualsiasi liberale dovrebbe favorire perché vuol dire realizzare le uguaglianze di opportunità, le uguaglianze dei punti di partenza. In Italia le imposte di successione sono sostanzialmente nulle. La Cgil ha accompagnato alla proposta di contribuito straordinario una riforma del fisco, una riforma del catasto. Questo dunque, può essere un modo per poi velocizzare la transizione verso il nuovo sistema fiscale.

Si afferma che se si mette la patrimoniale i possessori di patrimoni spostano la residenza all'estero, e così non ci sarà più nulla da tassare.
Allora, l'evidenza mostra che il numero di persone che si sposta non è così elevato. Dopodiché non possiamo vivere sotto ricatto dei più ricchi, per cui con la stessa logica si sono fatte negli ultimi anni in Italia in modo assolutamente bipartistan per colore di governo misure per fare regali fiscali ai ricchi pur di farli venire in Italia e prendere qualche obolo. Peraltro ci sono tanti modi per evitare che espatrino, si potrebbe immaginare un'imposta sul cambio di residenza che renda l'espatrio economicamente non più vantaggioso. È vero che la patrimoniale ha delle complessità tecniche maggiori rispetto all'imposta sui redditi, però oggi tecnologia e uso incrociato di banche dati servono a ridurre le complessità. Vero è che bisognerebbe avere un coordinamento quantomeno a livello europeo. Infine ricordo che alcuni detentori di grandi patrimoni, magari costruiti con l’aiuto dello Stato, sono già espatriati pur in assenza di imposta patrimoniale.