Perché meravigliarsi? Che questo di destra sia un governo che privilegia il privato rispetto al pubblico dovrebbe esser cosa nota. Era scritto nel programma con cui Fratelli di Italia, Forza Italia e Lega si presentarono agli elettori nel 2022. Una volta arrivati a Palazzo Chigi e nei ministeri, le politiche da attuare sarebbero state ispirate ad un principio unico: ridurre il perimetro pubblico e ampliare gli spazi del privato, anche e forse soprattutto, quelli finanziati da risorse pubbliche. Un caposaldo della dottrina neo-liberista, che evidentemente anche gli eredi della destra sociale hanno sposato.

E se negli scorsi anni Meloni e i suoi hanno avuto il pudore o la furbizia di introdurre quote di privato in maniera surrettizia, con la manovra appena approdata in Parlamento hanno sciolto le briglie e non si nascondono più. Quella del 2027 è la legge di bilancio che più sposta risorse dal pubblico al privato, senza vergogna.

Partiamo dalla sanità

Che il processo di privatizzazione di pezzi del servizio sanitario sia già avanti è purtroppo cosa nota. Una quota consistente del Fondo sanitario nazionale serve a remunerare il privato convenzionato: la media nazionale si aggira attorno al 39% ma cambia molto da regione a regione. Oltre a questo, occorre aggiungere gli oltre 41 miliardi che cittadini e cittadine pagano di tasca propria, sempre ai privati, per “acquistare” prestazioni che non riescono a ottenere dal pubblico. Stiamo parlando di cifre astronomiche, dunque, ma evidentemente al governo sembrava poco.

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Aumento di risorse ai privati

Nella legge di bilancio 2027 troviamo destinati alla sanità solo 2,36 miliardi in più rispetto allo stanziamento dello scorso anno. Non solo pochissimi, ma dentro quella cifra troviamo anche l’inganno. Una parte di quelle risorse sono vincolate all’aumento di 3 punti percentuali delle tariffe da corrispondere al privato accreditato. E non finisce qui. A Meloni piacciono i bonus, in questa manovra ne ha inventato uno nuovo: quello destinato ad anziani oltre i 75 anni di età con un reddito annuo entro i 28mila euro. Sono ben un miliardo e 600 milioni destinati all’acquisto di prestazioni sanitarie dal privato. Si dirà: quell’anziano che fa fatica ad ottenere prestazioni dal pubblico per le liste di attesa troppo lunghe, riuscirà in questo modo a eseguire un’ecografia o una visita specialistica che altrimenti non potrebbe effettuare. Vero, ma perché quel miliardo e sei non viene destinato al pubblico, per fare in modo che quel signore non debba rivolgersi al privato? Non si finanziano i Lea, attraverso questo bonus si finanziano gli extra Lea. Perché privato è meglio.

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Passiamo alla scuola

Nello scorso fine settimana oltre 70 città italiane sono state attraversate da ragazze e ragazzi che rivendicano il diritto al futuro, che si costruisce a partire da un’istruzione per tutti e tutte di qualità. La risposta del governo è il taglio di 7.000 posti tra insegnanti e personale Ata e la reintroduzione del blocco – parziale – del tourn-over. Ma i bonus di 1.500 euro a studente che scelga una scuola privata invece non sono stati nemmeno sfiorati. Come si farà a garantire l’apertura pomeridiana delle scuole o semplicemente i progetti contro l’abbandono scolastico? E la scusa che esiste il calo demografico è appunto una scusa, visto che oggi le classi sono composte da un numero di bambini e ragazzi che consente a fatica un’istruzione di qualità.

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Casa cercasi

Gli stessi ragazzi e ragazze, che in piazza rivendicano il diritto a una istruzione di qualità, chiedono anche il diritto all’abitare. La casa ormai per le giovani generazioni è spesso una chimera. Qual è la soluzione secondo Meloni? Abbassare la tassazione dei privati sugli affitti. Io, giovane che cerco casa trovo abitazioni ad affitti stratosferici (anche quelli a cosiddetto canone agevolato), il privato che mi affitta quell’abitazione avrà uno sconto fiscale. Peccato che il suo sconto significa meno gettito fiscale a favore della collettività. Quindi il vantaggio è del privato, i costi sono di tutti.

Attività commerciale cercasi

Volendo approfondire si scopre che la manovra introduce un vantaggio fiscale anche per chi affitta locali commerciali, con l’introduzione della cedolare secca anche per questa tipologia di locazioni. Un ottimo modo per favorire la rendita immobiliare a discapito della fiscalità generale. Perché, è bene ricordare, a ogni vantaggio fiscale del singolo corrisponde minore entrata nelle casse pubbliche che corrisponde a minor disponibilità di risorse per i servizi pubblici. Chi può li acquisterà del privato, chi non può pazienza.

Anche le imprese ridono

Le politiche a favore delle imprese, ricordiamo anch’essi soggetti privati, non sono una novità. Ma stavolta si è ecceduto. Se è vero che defiscalizzazioni e decontribuzioni vengono propagandati come strumenti per favorire l’occupazione di soggetti “deboli”, dati a pioggia e senza vincoli non sono che risorse che da investimenti e servizi pubblici vengono spostate verso privati. E allora ecco: la legge di bilancio prevede la proroga al 31 dicembre 2027 degli esoneri contributivi previsti per le assunzioni a tempo indeterminato di donne e giovani nelle Zone economiche speciali (Zes). E poi, all’articolo 43 si scopre una maxi-deduzione del costo per i nuovi assunti del 40% se si assumono giovani entro i 36 e dell’80% se si assumono madri. Ovviamente favorire l’occupazione giovanile e delle madri è cosa buona e giusta, ma è questa la strada più utile da seguire?

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Infine le tasse sul reddito

Nella logica “privato è meglio” sta anche l’estensione della flat tax al 15% a 100mila euro per i redditi autonomi. Così lavoratori e lavoratrici dipendenti e pensionati si fanno carico di quasi il 90% del gettito Irpef, pagando il doppio delle tasse degli autonomi a parità di reddito, e solo loro – dipendenti e pensionati – pagano le addizionali comunali e regionali che grazie alla flat tax le partite Iva non versano. Un esempio? Un professionista benestante con un reddito lordo da 100.000 euro pagherà, nel 2027, 8.658 euro di Irpef. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51.000 euro lordi ne pagherà invece 14.030. E lo sconto fiscale per “il ceto medio” promesso da Meloni con l’estensione dell’aliquota al 33% dell’Irpef per i dipendenti fino a 55mila euro lordi l’anno frutterà al massimo uno sconto fiscale di 500 euro.

Mai rassegnarsi

Libertà è partecipazione, cantava Giorgio Gaber. Partecipazione e mobilitazione sono gli strumenti che cittadine e cittadini hanno per mostrare il proprio dissenso e per chiedere politiche diverse. Ecco, dunque, le ragioni dello sciopero generale convocato dalla Cgil per il prossimo 20 novembre. Uno sciopero che servirà anche per affermare, diversamente da ciò che pensa Meloni, che pubblico è meglio.

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