Medici, infermieri e commessi sono i lavori più stressanti in Italia. E non è solo questione di disagio, possono provocare patologie certificate. È quanto emerge da una ricerca dell’Inail, che delinea una situazione problematica e complessa.

Lo stress e la pressione provocano disturbi

Nello specifico, l’analisi è dedicata alla salute mentale e alle patologie psichiche correlate all’attività professionale: l’obiettivo è tracciare un quadro dettagliato del disagio nei luoghi di lavoro. I dati evidenziano come lo stress e la pressione organizzativa non rappresentino soltanto una percezione soggettiva, ma si traducano in veri e propri disturbi certificati.

Tra le diagnosi più frequenti prevalgono i disturbi dell'adattamento, che rappresentano il 60,4% del totale, seguiti dalle reazioni a grave stress con il 25,5% e dai disturbi da stress post-traumatico con l'8,7%, questi ultimi caratterizzati dal più alto tasso di correlazione professionale, pari al 72,5%.

Il primato negativo della sanità

Al vertice della classifica per incidenza di patologie e disagi legati allo stress c’è il comparto della sanità e dell'assistenza sociale, che assorbe ben l'11,8% dei casi registrati dall'Istituto.

Le categorie professionali più colpite in questo ambito comprendono medici, infermieri, operatori socio-sanitari e portantini. A determinare lo scenario non sono solo i turni gravosi e la gestione costante dell'emergenza e del dolore, ma anche il fattore critico delle aggressioni. Il settore sanitario concentra infatti il 43% di tutti gli infortuni per violenze e minacce sul lavoro, con le donne, in particolare infermiere ed operatrici socio-sanitarie, a subire il 70% degli episodi aggressivi.

Il commercio e la pressione del pubblico

Il secondo settore più esposto, secondo le rilevazioni, è quello del commercio al dettaglio, che registra il 9,8% delle segnalazioni complessive di disagio psichico legato all’occupazione. Qui i profili più a rischio sono i commessi, gli addetti alle vendite e gli impiegati amministrativi. La combinazione tra ritmi di lavoro stringenti, flessibilità estrema degli orari, turni festivi e il contatto ininterrotto con il pubblico espone i lavoratori a forme di usura psicologica.

A questo si aggiunge la crescente incidenza di episodi di tensione e micro-aggressioni verbali da parte della clientela, che trasformano la gestione quotidiana della vendita in un fattore costante di stress.

Pubblica amministrazione e insegnanti a rischio

Dopo i primi posti di questa classifica negativa troviamo la pubblica amministrazione, che raccoglie il 6,3% dei casi di patologie psichiche correlate al lavoro. Tra le altre professioni fortemente colpite figurano innanzitutto gli insegnanti e il personale scolastico, particolarmente esposti a carichi emotivi legati alla gestione delle dinamiche di classe e a relazioni complesse con utenti, studenti e genitori.

Insieme alla scuola, poi, emergono gli operatori dei trasporti e i conducenti: i nemici principali sono  ritmi di marcia serrati, isolamento operativo e alta responsabilità per la sicurezza dei passeggeri. Infine, conclude l’Inail, un tasso elevato di stress coinvolge gli sportellisti e gli addetti ai servizi generali, costantemente compressi tra la rigidità delle procedure burocratiche e le richieste pressanti da parte dei cittadini.