La Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano ha violato il diritto di sciopero sostituendo con musicisti esterni i lavoratori che avevano aderito alla mobilitazione del 21 giugno scorso. Lo ha stabilito il giudice con una sentenza del 2 novembre, che ha accertato la natura antisindacale della condotta della Fondazione, accogliendo il ricorso della Slc Cgil.

La decisione impone alla dirigenza di non ripetere comportamenti analoghi in occasione di eventuali future mobilitazioni e dispone anche la pubblicazione del decreto, a spese della Fondazione, sulle pagine milanesi di un quotidiano a tiratura nazionale. Una misura richiesta esplicitamente dal sindacato per rendere pubblica la violazione e chiarire che il diritto di sciopero non può essere aggirato attraverso il ricorso a personale esterno.

La protesta per salari e contratto

La vicenda nasce dalla mobilitazione del 21 giugno, quando i lavoratori dell’Orchestra Sinfonica di Milano hanno incrociato le braccia per rivendicare un adeguamento delle retribuzioni. Una protesta significativa anche perché, secondo la ricostruzione sindacale, era la prima in trent’anni di storia dell’orchestra.

Al centro della vertenza c’erano le condizioni economiche dei musicisti, con retribuzioni denunciate dalla Slc Cgil come inferiori del 38% rispetto alla media nazionale del settore, e il rinnovo del contratto aziendale, scaduto nel 2025. Il confronto con la Fondazione si era progressivamente deteriorato, anche dopo le difficoltà incontrate dal sindacato nel negoziato sulle nuove condizioni contrattuali.

Durante il concerto del 21 giugno la Fondazione aveva fatto ricorso a musicisti esterni per sostituire quelli che avevano aderito allo sciopero. È proprio questa scelta a essere stata giudicata antisindacale: secondo la pronuncia, la sostituzione ha violato il diritto dei lavoratori di astenersi collettivamente dalla prestazione e rischiato di neutralizzare gli effetti della protesta.

La sentenza e il valore per tutti i lavoratori

Per la Slc Cgil Milano e la rappresentanza sindacale aziendale dell’Orchestra Sinfonica, la decisione va oltre la singola vertenza. “Sostituire chi sciopera è una grave violazione di un diritto garantito dalla Costituzione”, sottolineano.

Il ricorso al personale esterno, soprattutto in occasione di un evento aperto al pubblico, avrebbe infatti potuto trasmettere un messaggio pericoloso: che l’adesione a uno sciopero possa essere facilmente aggirata attraverso il reclutamento di lavoratori estranei all’organico. Un precedente che avrebbe rischiato di indebolire non soltanto la protesta dei musicisti milanesi, ma l’efficacia dello sciopero come strumento collettivo di rivendicazione.

Da qui anche la richiesta, accolta dal giudice, di rendere pubblica la decisione attraverso un quotidiano nazionale. La Fondazione dovrà sostenere le spese della pubblicazione, oltre a rispettare l’ordine di non reiterare la condotta.

La Slc Cgil auspica che la sentenza consenta di chiudere una vicenda che ha deteriorato i rapporti sindacali all’interno dell’istituzione. In un  comunicato, la segreteria milanese e la Rsa rivolgono anche una critica a chi, durante la mobilitazione, non ha sostenuto la difesa di un diritto costituzionale.

Il principio rivendicato dal sindacato, infatti, riguarda tutte le organizzazioni dei lavoratori, indipendentemente dalle ragioni che hanno portato alla proclamazione di uno sciopero. La libertà di aderire alla protesta e la possibilità di esercitarla senza che i suoi effetti vengano neutralizzati costituiscono una garanzia collettiva, non una prerogativa di una singola sigla sindacale.