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La sentenza n. 91/2026 della Corte Costituzionale costituisce l’ennesimo caso in cui i progressi nell’ambito dei diritti provengano molto più dalla magistratura, ordinaria e costituzionale (e dall’Unione europea) che da governo e Parlamento nazionale. La sentenza dichiara infatti l’illegittimità costituzionale del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636 nella parte in cui non consente l’attribuzione della pensione di reversibilità in favore del partner superstite di coppia omosessuale legata da vincolo matrimoniale contratto all’estero, in caso di decesso dell’altro componente della coppia verificatosi prima dell’entrata in vigore della legge sulle unioni civili.
Una constatazione amara ma che appare sempre più come una costante, tanto più in anni di estrema destra al governo del Paese. La riflessione della Corte è quantomai lineare: le coppie che ante 2016, anno dell’approvazione della legge sulle unioni civili, contrassero matrimonio all’estero nell’impossibilità di farlo nel nostro Paese - stante la mancanza nel nostro ordinamento di tale Istituto (o di uno analogo) per coppie dello stesso sesso - devono ricevere le stesse tutele delle coppie unite civilmente dopo il 2016, qualora uno dei due coniugi sia venuto a mancare prima dell’approvazione della legge Cirinnà.
Un principio di assoluta civiltà e rispetto dei diritti fondamentali della nostra Carta che, purtroppo e forse inevitabilmente, lascia fuori tutte le coppie di fatto, all’epoca certificate solo dall’anagrafe, che non hanno avuto l’opportunità di contrarre matrimonio fuori dai confini nazionali. Ma allo stesso tempo un’affermazione forte e chiara del principio di uguaglianza di ogni cittadino davanti alla legge, a prescindere dalle caratteristiche personali di ciascun individuo. Ed è infatti all’articolo 3 della Costituzione che il dispositivo della sentenza fa riferimento.
In questi anni di attacchi furibondi alle famiglie genitoriali, dalla circolare Piantedosi che chiedeva la cancellazione delle trascrizioni già effettuate con la doppia maternità fino al mostro giuridico della legge che prevede la punibilità della gestazione per altri effettuata all’estero e in Paesi in cui è pienamente legittima e regolamentata, le uniche luci provengono dalla Corte: la quale pochi mesi fa ha sancito la possibilità di trascrizione della doppia maternità, mettendola così al sicuro dagli attacchi del politicante di turno, ed oggi ribadisce un altro principio di civiltà a favore del coniuge e del figlio della persona deceduta dopo il matrimonio contratto all’estero e prima dell’approvazione della legge sulle unioni civili.
Resta da capire il perché – e forse è abbastanza semplice – quegli attacchi si concentrino sulle famiglie same-sex (e sulle persone trans), evidentemente più in grado di altre di mettere in discussione il modello unico familiare e il diritto all’autodeterminazione; entrambe invise a una maggioranza abitata dalle associazioni no-choice e in balia del proprio elettorato più radicalizzato e fondamentalista.
In un contesto di questo genere non stupisce l’attacco feroce nei confronti della magistratura: un presidio di democrazia intollerabile per chi vorrebbe avere mano libera nell’esercizio del potere, senza il vincolo dei principi fondamentali della nostra Costituzione e della vita democratica. Se negli anni del berlusconismo quell’attacco era dettato essenzialmente dalla tutela di interessi personali del leader, oggi la nuova, estrema destra vuole eliminare l’ostacolo verso una connessione piena con la pancia più profonda del proprio elettorato di riferimento che chiede ferocia, sangue, razzismo e omotransfobia.
Sandro Gallittu, responsabile Ufficio Nuovi diritti Cgil nazionale






















