Nelle scorse settimane milioni di persone hanno appreso da Poste Italiane che dal 1° gennaio 2026 “la funzionalità di accesso ai servizi che espongono il logo Spid prevede un corrispettivo annuale di sei euro”. Un abbonamento, insomma, la cui potenziale applicazione coinvolge una platea molto ampia di cittadini, dato che Poste Italiane gestisce più del 70 per cento degli Spid attivi in Italia (30 milioni di utenti circa).

Una scelta, quella di far pagare questo vero e proprio canone, che sebbene sia in linea con quanto deciso da altri provider che stanno gradualmente eliminando la gratuità dal servizio Spid offerto, ha acceso i riflettori sul tema proprio in virtù del numero così vasto di utenti coinvolti.

L’idea di dover pagare (anche cifre piccolissime) per avere uno strumento indispensabile per esercitare i propri diritti appare incoerente (se pensiamo che tra gli obiettivi del Pnrr c’è il raggiungimento del 70 per cento dei cittadini italiani dotati di identità digitale entro il 2026, come previsto dalla strategia “Italia Digitale 2026”) e non condivisibile, ragione per la quale è prevedibile un progressivo passaggio di milioni di utenti alla Cie.

La Cie è un’identità digitale centralizzata, completamente gratuita e gestita direttamente dallo Stato, a differenza dello Spid, che è gestito da diversi provider. Questo dovrebbe già di per sé garantire un maggiore controllo sulla sicurezza e sulla protezione dei dati personali e assicurare l’interoperabilità a livello europeo.

Nato nel 2016, lo Spid ha svolto fino a oggi un ruolo centrale permettendo l’accesso dei cittadini ai servizi digitali della pubblica amministrazione. Durante la fase di implementazione vennero accreditati anche i diversi provider che fino a questo momento hanno garantito il servizio gratuitamente. Una funzione che, anche per l’eterogeneità dei soggetti coinvolti (oltre che per le scelte commerciali), oggi viene messa in discussione in favore di un sistema di identità digitale più centralizzato e controllato, dove la Cie assume un ruolo superiore.

Sebbene a oggi sia difficile determinare con certezza se e quando lo Spid verrà totalmente sostituito, il suo destino appare quindi comunque segnato da un prevedibile declino. Anche perché le funzionalità aggiuntive della Cie rispetto allo Spid sono tutt’altro che secondarie: la possibilità di firmare digitalmente documenti (con CieSign) e di essere utilizzata per l’autenticazione fisica, grazie al chip Nfc (Near field communication) integrato nella carta.

Passare dallo Spid alla Cie: cosa fare

Per prima cosa sarà necessario, per chi non l’avesse ancora fatto, richiedere e attivare le credenziali della carta di identità elettronica. Sarà poi fondamentale installare l’app Cie Id sul proprio smartphone, che dovrà essere dotato di interfaccia Nfc (lo sono ormai praticamente tutti). La carta, infatti, è dotata di un microchip che, interagendo con lo smartphone, consente ai cittadini di accedere ai servizi online.

In modo simile allo Spid, sono previsti tre differenti livelli di autenticazione. I primi due sono richiesti per operazioni comuni (il livello 1 consente l’accesso ai servizi online solo con username e password senza necessità di credenziali avanzate; il livello 2 prevede la ricezione sul cellulare dell’Otp o l’inquadramento di un Qr Code), mentre il livello 3 è necessario per operazioni sensibili e richiede la lettura del chip interno (per accedere al servizio sarà quindi necessario eseguire la procedura prevista per il livello 2 e in più avvicinare la carta al cellulare per farla leggere tramite Nft).

Al livello 1 per l’autenticazione servono username e password. Al livello 2 servono username, password e codice Otp (Sms o app Cie Id). Al livello 3, ossia il massimo livello di sicurezza, per l’autenticazione servono lettore Nfc e Pin della Cie.

Quello della sicurezza è un tema centrale. La Cie è un documento fisico con chip Nfc, legato a dati biometrici, che richiede la vicinanza fisica per l’autenticazione. Il che rende più difficile la clonazione.

Questo non deve tuttavia far abbassare la guardia rispetto ai rischi legati alla cyber sicurezza, soprattutto se si va in direzione del consolidamento di un unico provider di identità digitale (e dunque anche unico potenziale bersaglio di cyber attacchi) in sostituzione dell’attuale sistema federato di Spid.

Oggi sono oltre 53 milioni di italiani ad avere la Carta d’identità elettronica, a questi si aggiungono i circa 8 milioni di italiani che dovranno passare, in virtù del Regolamento europeo 1157/2019, alla Carta d’identità elettronica (Cie) entro il 3 agosto 2026, perché la carta d’identità cartacea perderà di validità dal 4 agosto 2026.

Vedremo se la migrazione totale dal documento di identità cartaceo a quello elettronico imprimerà un’accelerazione anche in direzione dell’adozione del relativo sistema di certificazione e accesso alla pubblica amministrazione offerto dalla Cie.

La procedura di attivazione

La procedura di attivazione, per chi già possiede una carta d’identità elettronica, è abbastanza semplice e intuitiva. Basta scaricare l’app Cie Id e seguire la procedura. Ma che fare se abbiamo smarrito o non ricordiamo il Pin? In questo caso, o dopo tre tentativi di inserimento sbagliato, servirà il Puk. E se non abbiamo neanche questo? Esiste un modo facilissimo per recuperarlo seguendo la procedura guidata dall’app Cie Id:

  • cliccare sulle tre barre orizzontali in alto a sinistra per aprire il menu e poi selezionare “recupero Puk”;
  • cliccare su “prosegui” e appoggiare la carta d’identità sul retro dello smartphone; inserire dunque il numero della carta d’identità, poi nuovamente “prosegui”;
  • inserire la mail comunicata in fase di richiesta o, se non la ricordiamo, il numero di telefono.
  • cliccare su prosegui e attendere 48 ore.

Trascorso questo tempo arriverà un sms o una mail (sulla base di ciò che abbiamo indicato nel passaggio precedente) contenente un link. Clicchiamo, proseguiamo e inseriamo il codice Otp ricevuto. Appoggiamo nuovamente la carta d’identità sul retro dello smartphone. Fatto. Abbiamo così recuperato il codice Puk.

A questo punto potremo recuperare il pin cliccando su “reimposta”. Ci verrà richiesto il Puk (che a adesso possediamo) e potremo completare la procedura. Adesso non ci resta che attendere qualche mese e vedere se gli obiettivi (anche del Pnrr) verranno raggiunti.

Barbara Apuzzo è responsabile Politiche e sistemi integrati di telecomunicazioni Cgil nazionale