Più finanziamenti per la non autosufficienza, più impegnative di residenzialità, ma anche maggiore impegno per i fragili e le loro famiglie nell’ambito dei servizi territoriali, a cominciare dall’assistenza domiciliare, sia sociale che sanitaria, per consentire di poter accudire i propri cari in questa difficile fase della vita. Sono queste alcune delle richieste che Cgil Veneto e Spi mettono ancora una volta sul tavolo per affrontare quella che viene ormai definita la pandemia del nuovo millennio.

“Finalmente è stato attivato un tavolo di confronto con la Regione, nato grazie alla spinta della Cgil e degli altri sindacati confederali – dicono i rappresentati di pensionati e lavoratori –, ma ora servono fatti concreti”.

In Veneto gli over 80 sono il 7,7% della popolazione, ma i dati sono in crescita

La popolazione invecchia e in questo contesto diventa sempre più pregnante il tema della solitudine e dell’isolamento, visto che nella regione del Nord Est circa 300 mila ultra75enni vivono soli. Ricordiamo che in Veneto la popolazione over 80, quella più colpita dalle policronicità e quindi più a rischio non autosufficienza, rappresenta oggi il 7,7% della popolazione totale, una percentuale che salirà al 9,3% nel 2030 per arrivare all’11% nel 2043 (fonte: Istat).

“Il sindacato dei pensionati unitariamente ha da tempo presentato una piattaforma complessiva sulle fragilità e sulla non autosufficienza, affrontando i temi sia dei servizi territoriali, a cominciare dall’assistenza domiciliare, che dei servizi residenziali (Rsa e Case di Riposo). Li riteniamo argomenti urgentissimi anche in considerazione del cambiamento della struttura familiare, che vede sempre più persone single o comunque senza figli e, quindi, con la potenziale diminuzione dei caregiver, su cui sollecitiamo l’approvazione della legge in discussione in Consiglio Regionale, e anche del calo costante del numero delle assistenti familiari”, spiegano dalla segreteria Spi Cgil Veneto.

“Questi dati – continua la nota – sono certamente allarmanti se consideriamo che l’80% delle persone non autosufficienti è giustamente assisto in casa. Per quanto riguarda la residenzialità, risulta necessario e urgente aumentare le impegnative di residenzialità; oggi il 13% di chi ne avrebbe diritto ne è tagliato fuori. Per affrontare le problematiche legate alle case di riposo combattiamo da tempo per la riforma delle Ipab, anche per salvaguardare un patrimonio pubblico che si sta sempre più esaurendo. Ma risulta altresì necessario, anche a fronte dei nuovi aumenti, vista la possibile impennata dell’inflazione, che le case di riposo hanno già preannunciato per l’autunno, un sostanziale aumento del valore delle impegnative di residenzialità, per la quota sanitaria, ferma oramai da tempo a 52,00 euro al giorno. Inoltre, date le sentenze della Corte di Cassazione, chiediamo alla Regione Veneto, visto anche il ruolo che ricopre, di impegnarsi a livello nazionale per ridefinire i limiti e i contorni dell'intervento sanitario per gli ospiti delle case di riposo. Solo così, infatti, si potranno scongiurare i contenziosi fra le famiglie degli ospiti, le stesse case di riposo e i Comuni, che si sono concretizzati con centinaia di ricorsi e altrettante richieste di rimborso delle quote versate per il ‘ricovero’ anche nel nostro territorio”.

Secondo quanto risulta all’organizzazione, nel 2026 in Veneto si è registrato un aumento medio giornaliero delle rette che si traduce in 2,16 euro in più al giorno per chi ha l’impegnativa e in 4,99 euro per chi è senza, ma con gli aumenti dei costi energetici e di altri prodotti legati all’assistenza, si sta già materializzando una nuova stangata per i mesi autunnali (previsione: da settembre a dicembre bollette di luce e gas in crescita del 40%). La retta media giornaliera in regione per gli ospiti delle case di riposo è di 66,15 per chi ha l’impegnativa e di 96,02 euro per chi è senza. In pratica, chi è in una struttura privata e ha l’impegnativa paga in media 2.018,70 euro al mese chi è in un centro servizi pubblico, 1.929,60. Senza impegnativa di passa a 2.915,70 nel privato e a 2.844,30 nel pubblico.

“L’aumento delle rette delle case di riposo rappresenta l'ennesimo colpo ai bilanci delle famiglie venete, già messi a dura prova da salari che non tengono il passo con il costo della vita, dall’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione e da una crescente precarietà del lavoro – interviene Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto –. In un contesto regionale segnato da crisi aziendali, ristrutturazioni e dall’aumento dei contratti precari, scaricare ulteriori costi sulle famiglie significa aggravare disuguaglianze sociali già profonde. Sempre più nuclei familiari si trovano di fronte a una scelta dolorosa: sostenere rette sempre più onerose, oppure tenere a casa i propri anziani non autosufficienti, assumendosi un carico assistenziale spesso molto pesante. Scelta, quest’ultima, che pesa soprattutto sulle donne, che ancora oggi sono purtroppo il principale pilastro del lavoro di cura. Sono molte le lavoratrici costrette a ridurre l’orario di lavoro, a rinunciare a opportunità professionali o addirittura a lasciare il proprio impiego per assistere un familiare anziano. È una situazione inaccettabile che rischia di produrre nuove disuguaglianze, minore partecipazione femminile al mercato del lavoro e un ulteriore impoverimento delle famiglie. Per questo chiediamo alla Regione di intervenire con risorse adeguate, per garantire la sostenibilità del sistema sociosanitario, contenere l’aumento delle rette e rafforzare i servizi territoriali e domiciliari. L’assistenza agli anziani non può essere considerata un costo da scaricare sui cittadini, ma un diritto da garantire e una responsabilità collettiva che deve vedere impegnate le istituzioni”.