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Il rifiuto

Rosa Parks e la stanchezza di subire

Ilaria Romeo
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Per decenni la storia ha raccontato di una donna nera, che rincasava esausta dopo una giornata di lavoro e che per quello non volle cedere il posto in autobus a un uomo bianco. La verità è che quella donna aveva deciso che con un gesto semplice avrebbe cambiato il mondo

È il 1º dicembre 1955 a Montgomery. Rosa sta tornando a casa in autobus dal lavoro. Non trovando altri posti liberi, occupa il primo posto dietro all’area riservata ai bianchi, nel settore dei posti accessibili sia ai bianchi che ai neri con l’obbligo per i neri di cedere il posto qualora un bianco lo avesse reclamato. Dopo tre fermate, l’autista James F. Blake le chiede di alzarsi. Ma Rosa non lo farà, cambiando, con un solo piccolo gesto, la storia. Sarà arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. 

Quella notte, cinquanta leader della comunità afroamericana guidati da Martin Luther King (“Il gesto di Rosa fu l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà. Rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future”, dirà), si riuniranno per decidere le azioni da intraprendere per reagire all’accaduto ed il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che durerà per 381 giorni. L’anno successivo il caso Rosa Parks arriverà alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che indicherà, all’unanimità, come incostituzionale la segregazione sugli autobus pubblici dell’Alabama.

“Dicono sempre che non ho ceduto il posto perché ero stanca, ma non è vero - dirà Rosa - Non ero stanca fisicamente, non più di quanto lo fossi di solito alla fine di una giornata di lavoro (…). No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire”. Nel 1965 Rosa Parks diventa segretaria del democratico John Conyers, membro del Congresso.

Nel 1987, in memoria del defunto marito, fonderà il Rosa and Raymond Parks Institute for Self Development, ancora attivo, nato per “educare e stimolare i giovani e gli adulti, in particolare gli afroamericani, per il miglioramento di se stessi e dell’intera comunità”.  Nel 1999 otterrà la medaglia d’oro del Congresso, massimo riconoscimento civile. Rosa morirà il 24 ottobre 2005. Due anni prima l’Henry Ford Museum di Dearborn aveva acquisito il bus 2857. Al suo interno, nel 2012, verrà scattata la storica foto a Barack Obama - primo presidente americano di pelle nera - che tutti conosciamo,  pubblicata su twitter da Macon Phillips, responsabile New Media della Casa Bianca.

Un sedile passato da Rosa Parks a Barack Obama in una linea di continuità che ripercorre l’intero movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, da Martin Luther King a Malcolm X, da ieri a oggi. “Con il suo coraggio e il suo esempio - diceva Obama il il 24 ottobre 2005 nel giorno della sua scomparsa - Rosa Parks ha contribuito a porre le fondamenta di una Nazione che può iniziare a vivere secondo il suo credo”. 

“La sua vita e le sue azioni coraggiose - affermava nell’occasione il futuro presidente - hanno ricordato a ciascuno di noi le nostre responsabilità personali nel difendere ciò che è giusto e la verità centrale dell’esperienza americana che la nostra grandezza come nazione deriva da persone apparentemente comuni che fanno cose straordinarie. La vita di Rosa Parks è stata una lezione di perseveranza. Il suo atto solitario di disobbedienza civile è stata anche la scintilla che ha acceso l’inizio della fine per la segregazione e ha ispirato milioni di persone in tutto il paese e, in ultima analisi, in tutto il mondo a essere coinvolti nella lotta per l’uguaglianza razziale. Mentre onoriamo la vita di Rosa Parks, non dovremmo limitare le nostre commemorazioni a nobili elogi. Invece, impegniamoci a portare avanti la sua lotta, un atto solitario alla volta, e assicuriamoci che la sua passione continui a ispirare come faceva mezzo secolo fa. Questo, a mio avviso, è il modo migliore per ringraziarla per i suoi immensi contributi al nostro paese. Rosa Parks una volta ha detto: ‘Finché ci sono disoccupazione, guerra, criminalità e tutte le cose che vanno a infliggere la disumanità dell’uomo all’uomo, a prescindere - c’è molto da fare e le persone devono lavorare insieme’. Ora che è morta, sta a noi assicurarci che il suo messaggio sia condiviso. Anche se ci mancherà il suo amato spirito, lavoriamo per assicurarci che la sua eredità sopravviva nel cuore della nazione. Come nota personale, penso sia giusto dire che se non fosse per quel tranquillo momento di coraggio da parte della signora Parks, non sarei qui oggi. Le devo un grande ringraziamento, così come la nazione”.

In fondo a Rosa Parks dobbiamo tanto tutti noi, dobbiamo tanto a tutti quelli che con una parola, un gesto, una presa di posizione pubblica o privata che fosse hanno negli anni messo in discussione un sistema, tanti sistemi ingiusti, ma tacitamente approvati dalla maggioranza. Ci vuole sempre coraggio a dire no, ad essere diversi, una voce fuori dal coro. Ma senza quelle voci, senza quelle coraggiosissime voci, noi oggi non saremo qui, non saremo così. “Tu devi essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, diceva Gandhi. Bene, impegnamoci per essere quel cambiamento. Noi. Tutti. Oggi.