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Milano aggiunge oggi, 10 aprile, un nuovo luogo alla sua mappa della memoria. In via Piero e Alberto Pirelli 25, nel cuore della Bicocca, sarà posata una soglia d’inciampo dedicata ai 156 operai della Pirelli deportati nei campi di lavoro nazisti nel novembre 1944. L’iniziativa, promossa da Anpi e Comune di Milano, coinvolge lavoratrici e lavoratori, la Rsu e la Filctem Cgil di Milano e nazionale.
La cerimonia non riguarda solo il passato. Riporta alla luce una storia che attraversa la Resistenza nelle fabbriche e che lega direttamente la lotta degli operai milanesi alla Liberazione del Paese. Per capire il significato di quella pietra bisogna tornare indietro di oltre ottant’anni, dentro una fabbrica che durante la guerra diventò anche un luogo di opposizione politica.
Gli scioperi operai e l’inizio della Resistenza nelle fabbriche
La storia che oggi si ricorda affonda le sue radici nel marzo del 1943, quando un’ondata di scioperi parte dalle fabbriche di Torino e si diffonde rapidamente in tutta l’Italia settentrionale. Dopo vent’anni di regime fascista, la classe operaia torna a organizzarsi e a protestare. È l’inizio di una stagione di mobilitazioni che attraverserà tutta la guerra e che porterà fino allo sciopero generale insurrezionale del 25 aprile 1945, nel pieno della Liberazione.
La fabbrica sotto l’occupazione nazista
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia viene occupata dall’esercito nazista. In questo frangente le autorità militari tedesche prendono il controllo dello stabilimento Pirelli di Milano Bicocca, ancora funzionante nonostante i bombardamenti.
La reazione degli operai, della famiglia Pirelli e dei dirigenti è compatta. L’opposizione passa attraverso il sabotaggio della produzione destinata alle esigenze militari tedesche, il sostegno alla Resistenza e il rifiuto di trasferire manodopera in Germania. In quel periodo Alberto Pirelli si oppone alla richiesta nazista di inviare nel Reich migliaia di lavoratori: il 20% degli operai, il 50% dei capisquadra del ramo gomma e il 10% degli operai del ramo cavi.
Gli scioperi del 1944 e la rete clandestina
Nel 1944 iniziano gli scioperi alla Pirelli di Milano, in particolare negli stabilimenti di Bicocca, che rappresentano una riscossa operaia contro l’occupazione nazifascista.
Durante la più grande protesta operaia in Europa nel periodo della guerra, organizzata dai Comitati di agitazione clandestini con rivendicazioni economiche e politiche, la Pirelli Bicocca è tra le protagoniste dello sciopero generale che si svolse dal 1à all’8 marzo 1944, che paralizza il triangolo industriale Milano-Torino-Genova. La fabbrica non è più solo un luogo di produzione ma diventa anche un nucleo politico clandestino, con operai organizzati nelle Squadre di azione patriottica (Sap) e nelle brigate partigiane attive in città e in montagna.
Il rastrellamento del 23 novembre 1944
Il 15 novembre 1944, come ritorsione alle agitazioni operaie, Falck, Caproni e Magneti Marelli sospendono tutti i lavoratori per una settimana. Il comitato clandestino sindacale della Lombardia proclama allora lo sciopero generale per il 23 novembre.
La partecipazione è parziale: aderiscono una quarantina di fabbriche, per lo più medio-piccole. Alla Pirelli, invece, l’adesione è totale, anche in risposta alla fucilazione di quindici antifascisti avvenuta in piazzale Loreto il 10 agosto 1944, tra cui due operai della Pirelli, Libero Temolo ed Eraldo Soncini.
I tedeschi intervengono duramente. Le SS arrivano alle 11, bloccano tutte le uscite dello stabilimento e iniziano il rastrellamento reparto per reparto. 183 lavoratori vengono caricati su camion militari, portati al carcere di San Vittore e arrestati.
La deportazione nei campi nazisti
L’indomani mattina Alberto Pirelli e la direzione aziendale chiedono alle autorità tedesche il rilascio dei lavoratori. La richiesta viene respinta: è “necessario dare un esempio”, proprio perché gli operai della Pirelli Bicocca sono tra i più attivi nella lotta di Resistenza.
27 persone vengono scartate perché giudicate fisicamente non idonee. Gli altri 156 lavoratori vengono deportati nei campi di lavoro nazisti in Germania. Tre riescono a fuggire dai vagoni piombati durante il viaggio. Gli altri vengono distribuiti in diversi campi di lavoro, dove in 13 moriranno, uno dei quali dopo il rimpatrio a causa delle conseguenze della prigionia.
Si tratta della deportazione di massa più rilevante operata dai nazifascisti in una singola azienda, seconda solo a quella di 1500 lavoratori genovesi, avvenuta il 16 giugno 1944 in quattro fabbriche della città.
La memoria che arriva fino a oggi
La Resistenza operaia continua fino all’insurrezione finale dell’aprile 1945, nonostante la repressione e la chiusura delle fabbriche. Il sacrificio dei lavoratori della Pirelli viene ricordato con una targa dedicata ai “compagni di lavoro che sul cammino radioso della libertà furono stroncati dalla barbarie nazifascista”, murata sul fabbricato 95 il 23 novembre 1945, ancora oggi presente all’interno del quartier generale della Bicocca.
La soglia d’inciampo davanti allo stabilimento aggiunge un nuovo segno a quella memoria per tenere vivo il legame tra quelle vicende e il presente. Alla cerimonia partecipano lavoratrici e lavoratori, la Rsu e la Filctem Cgil di Milano e nazionale, insieme alle associazioni, istituzioni, azienda e Fondazione Pirelli che hanno promosso l’iniziativa.


























