C’è chi fa l’assistente ai programmi in Rai, ma al tempo stesso è autrice di storie per bambini. Chi fa il montatore ma è anche sceneggiatore, chi studia e suona, chi traduce da una vita i più grandi romanzieri del mondo, ma è sempre rimasta iprecaria. Alla Casa del Cinema di Roma la platea è variegata, come lo è il mondo delle professioni intellettuali: cinema, spettacolo dal vivo, musica, editoria, comunicazione.

Nasce “Creativ3 in rete”

Percorsi professionali diversi tra loro, ma con due punti in comune: la creatività che ne è il motore e la precarietà che li rende frammentari e scarsamente tutelati. Da queste premesse nasce “Creativ3”, un percorso formativo immaginato dalla Slc Cgil – con il sostegno del sindacato confederale e il supporto operativo della Fondazione Di Vittorio – che proprio questi lavoratori e lavoratrici rappresenta.

Un corso sul lavoro culturale dalla A alla Z

Il lavoro culturale, creativo e digitale è tra i più esposti a precarietà, cambiamenti tecnologici e trasformazioni continue – spiega dal palco della Casa del Cinema Arianna Longo, referente del progetto per la Slc nazionale -. Spesso chi lavora in questi settori affronta temi complessi senza una rete di riferimento: contratti poco chiari, gestione della partita Iva, previdenza incerta, nuove sfide dell'intelligenza artificiale”.

"Creativ3 in rete" ha proprio l'obiettivo di supportare i lavoratori dei settori creativi e digitali non solo nella conoscenza di norme e pratiche, ma anche nella creazione di una rete e di un senso di appartenenza che da sempre mancano a chi lavora in contesti così parcellizzati e tendenti all’isolamento dei singoli.

Stimolare l’empowerment, creare la rete

La presentazione del corso alla Casa del cinema è stata l’occasione per cominciare a fare rete, ascoltando le testimonianze dei diretti interessati, dalle quali è emerso innanzitutto un grave problema: la difficoltà di stare in settori produttivi che evolvono di continuo – anche per via delle tecnologie – ma che sono ancora intrappolati in cornici normative del secolo scorso.

Prigione Rai

Si pensi alla Rai, dove per contratto vige l’obbligo di esclusiva professionale, che impone a chi entra in un determinato ruolo professionale di restare fermo in quello. Una norma che sembrava anacronistica già trent’anni fa, dal momento che l’emittenza radiotelevisiva è per sua natura luogo di competenze e professionalità fluide e molteplici. Capita, così, che un’autrice debba rinunciare a firmare la sua sceneggiatura - essendo assistente ai programmi Rai – e si veda “superare” da autori esterni all’azienda. 

Uscire dall’autogestione e strutturarsi

“Uscire dall’autogestione e strutturarsi” è quello che chiede un’altra professionista, traduttrice editoriale, sottolineando quanto si faccia fatica a fare squadra nel rivendicare i propri diritti. Le fa eco un collega montatore, condividendo la sensazione di un senso di sfiducia ormai atavico che accomuna le professioni creative. Ma a questa disillusione risponde, invece, l’entusiasmo di una giovane musicista classica che condivide il lavoro fatto nei conservatori per creare consapevolezza negli studenti, costruendo un ponte tra studio e lavoro.

Saccone: “Ricominciare dalle basi del sindacato”

“Il nostro è un percorso da costruire insieme a chi parteciperà al corso – spiega Riccardo Saccone, segretario generale della Slc Cgil –. Il tentativo di ricominciare dalle basi, provare a capire davvero, in un mondo talmente frastagliato che non si sa neanche quanti siano gli addetti. Vorremmo essere di aiuto ai lavoratori. Per noi è indispensabile questo percorso, per poter costruire qualcosa che passi dalla narrazione alla rivendicazione".

Cosimi: “La precarietà culturale non è un destino”

“Come Slc Cgil Roma e Lazio siamo orgogliosə di essere territorio di incubazione di Creativ3 in Rete, uno spazio in cui formazione e ricerca si intrecciano – ha dichiarato Barbara Cosimi, segretaria generale Slc Cgil Roma Lazio –  I moduli gratuiti saranno occasioni in cui raccogliere testimonianze,valutare bisogni e affinare strumenti concreti per chi lavora nella cultura, nei media e nella comunicazione. Ci auguriamo grande partecipazione. Ringraziamo SLC nazionale e Fondazione Di Vittorio per questo progetto di costruzione collettiva. Roma e il Lazio conoscono bene il paradosso di settori pieni di valore, ma spesso attraversati da precarietà, lavoro povero e diritti intermittenti. La precarietà culturale non è un destino: è un sistema di ingiustizie che si deve nominare, attraversare e cambiare insieme.”

La ricerca della Fondazione Di Vittorio 

Il programma del corso si svilupperà nell’arco di dodici mesi, tra Roma e Milano, le prime due città pilota. Accanto alla parte di workshop, ci sarà quella di ricerca sul campo condotta dalla Fondazione Di Vittorio, oltre alla messa a disposizione dei servizi di assistenza dedicati a chi lavora nella comunicazione, nello spettacolo e nei media.

“La metodologia applicata sarà quella della ricerca intervento – spiega Samuele Alessandrini, ricercatore della Fondazione – La conoscenza profonda di questi settori produttivi per poter concretamente agire su consapevolezza e rafforzamento”. Empowerment è, infatti, la parola chiave attorno a cui ruota l’itinerario che comincerà il 15 giugno con il primo incontro milanese e il 23 con quello romano.

Il programma del corso

Gli incontri si tengono ogni due settimane, in presenza o da remoto, e durano circa due ore ciascuno. La prima parte è dedicata alla formazione, mentre la seconda è uno spazio di confronto guidato, all'interno del quale chi partecipa condividerà esperienze, bisogni e criticità del proprio lavoro.

Nel corso degli incontri si affrontano i temi più concreti della vita professionale: capire leggi e contratti, imparare a leggere la busta paga, gestire correttamente la partita Iva, conoscere i principali diritti e imparare a difendersi dalle situazioni di ingiustizia più diffuse. Si parlerà anche di salute e sicurezza nel lavoro digitale, di previdenza e pensioni, e dell'impatto dell'intelligenza artificiale sui lavori creativi e culturali.