Come tutte le istanze multilaterali, anche il G20 e il G7 di quest’anno sono attraversati da una crisi di credibilità senza precedenti.

Il G20 di Trump - che ha deciso unilateralmente di escludere dal foro il Sudafrica di Ramaphosa - è un’anatra zoppa. L’agenda è puramente Maga: deregulation per liberare lo sviluppo economico, fonti fossili per catene di fornitura di energia sicure e a costi contenuti, nuove tecnologie.

Priorità che chiariscono ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, l’approccio dell’amministrazione Trump: neocolonialismo, anche a mano armata, per gli interessi economici dell’“America first”. Nemmeno a dirlo, l’unico gruppo di interesse riconosciuto è il B20, ovvero il foro delle associazioni industriali che saranno ricevute ed ascoltate in pompa magna in occasione del G20 statunitense svolto quasi come festa privata per i capi di stato nella residenza di Mar a Lago.

Women20, Youth20, C20 (società civile) e mondo del lavoro rimangono fuori: come Labour20 ci auto-organizzeremo sotto l’egida del sindacato americano Afl-Cio che ha deciso di realizzare quest’anno un Labour20 diffuso, di iniziative che si terranno in diversi luoghi e con un’apertura alla società civile e ai movimenti che in americano hanno animato le immense manifestazioni dei No Kings. Delle conclusioni dei G20 sudafricani e brasiliani precedenti, Trump ha deciso di fare piazza pulita.

Non va molto meglio per la presidenza francese del G7. Macron si trova stretto fra la morsa dell’instabilità politica interna che non conosce precedenti e le guerre e turbolenze geopolitiche che non conoscono sosta. Per sollevare dibattito, aveva persino accennato alla possibilità di ristabilire i contatti con la Russia e tornare al format del G8.

Forse con la (vana) speranza di operare una moral suasion su Putin e cercare una fine per la guerra in Ucraina giunta ormai al quarto anno. Tutto molto business as usual al G7 francese. Gli engagement group lavorano alle proprie piattaforme, noi del Labour7 ci riuniremo a Parigi il 5 maggio per chiedere che i 7 si impegnino a far terminare questa spirale di guerra senza fine, a rimettere la lotta alle disuguaglianze al centro dell’agenda, e a far ripartire gli investimenti per gestire le transizioni demografica e digitale E soprattutto per impegnarci nella lotta alla catastrofe climatica, aggravata dal riarmo globale, un’industria che va a gonfie vele.

Il segretario generale Maurizio Landini porterà le lotte e rivendicazioni della Cgil nella riunione dei leader sindacali a Parigi, chiedendo che il mondo del lavoro torni ad essere protagonista e che la contrattazione collettiva e la democrazia nei luoghi di lavoro siano promosse e rispettate.

Basta attacchi ai diritti sindacali e al diritto di sciopero, stop a politiche di commercio estero neocoloniali e più giustizia sociale. Faremo vivere l’agenda della Cgil, globale per sua natura anche nelle lotte nazionali, nel G7 e nel G20 di quest’anno. 

E lo faremo nonostante il tentativo di silenziare la voce del mondo del lavoro, forti del lavoro svolto nella Confederazione sindacale internazionale e nell’Ocse, tramite il nostro comitato consultivo sindacale Tuac che - insieme alle organizzazioni sindacali francesi - coordinerà i lavori del Labour7.