"Le dichiarazioni del presidente della Regione, rispetto all’obiettivo di privatizzare il 15% della sanità ligure, aprono un nuovo scenario e svelano ciò che sembra essere il vero indirizzo della riforma sanitaria. Dalla presentazione del libro bianco ad oggi, a quasi un anno di distanza, finalmente si legge chiaramente, nelle parole di Giovanni Toti, quello che si sospettava da tempo: il nuovo modello sanitario regionale clona il ricco modello lombardo-veneto, che poco si adatta alle condizioni liguri, mentre di fatto, si sta logorando il servizio sanitario pubblico, non si assume il personale necessario e aumentano i dirigenti". È quanto denunciano in un comunicato unitario Cgil, Cisl e Uil Liguria.
 
"Il presidente cita l'Emilia Romagna quale target per la privatizzazione, dimenticando che quel modello, che certamente integra quote di privato in convenzione, parte da un disegno costruito e adeguato nel tempo, fortemente pubblico e rispondente ai bisogni dei propri cittadini. Se non si parte da questo anche in Liguria, avremo solo il tentativo di riduzione dell’indebitamento e della spesa sanitaria, attraverso una politica di tagli che vengono integrati dal privato e comunque non certamente senza costi per la Regione, svelando l’assenza di un vero progetto di riforma. In Emilia Romagna, infatti, hanno costruito un sistema, come da tempo chiediamo per la Liguria, innovativo nell’assistenza territoriale, che garantisce l’accesso alle cure attraverso strutture facilmente riconoscibili e raggiungibili, come le case della salute", specificano le tre sigle.

"Il modello ligure deve partire da un rinnovato modello pubblico, che garantisca: l’accesso all’assistenza sanitaria, sociosanitaria e socio assistenziale sui territori; un’assistenza che prenda in carico il paziente in modo appropriato, rispondendo alla domanda di salute h12 e h24 a livello distrettuale; una sanità che integri servizi sanitari, ospedalieri, territoriali e sociali. E non si pensi che per fare quanto indicato sopra sia sufficiente, com'è accaduto, istituire la figura del direttore sociosanitario o semplicemente annunciare adeguamenti, che dovrebbero anche rispondere agli indirizzi nazionali. Ci aspettiamo adesso che il presidente Toti e l’assessore Viale attivino il confronto con noi, perché vogliamo risposte. In che tempi ci saranno vere novità di sistema? Quando cominceranno alcune sperimentazioni sui territori? Si procederà e per quali casi con la presa in carico dei pazienti? In quali percentuali? Dove lo faranno? In quali strutture? Con quali servizi? Con quali organici? E potremo proseguire ancora con molti altri temi", rilevano i confederali.
 
"Quando il sistema pubblico uscirà dall’emergenza e tornerà ad essere funzionale ai bisogni dei cittadini di questa regione, che pagano e hanno diritto alle garanzie di un sistema universalistico, allora, Presidente Toti, potrà pensare, discutendole con tutti gli attori sul territorio, anche ad eventuali quote di privato che soprattutto oggi, rappresenterebbero comunque un costo non indifferente per una regione come la nostra. Quindi, in attesa di una convocazione per capire qualcosa di questo vostro modello “condiviso”,  non esiteremo a prendere ogni possibile strada necessaria ad arginare un disegno di sanità che, allo stato attuale, riteniamo inadeguato", concludono i sindacati.