“Si chiude la stagione degli atti unilaterali, adesso l'obiettivo è fare subito il contratto”. Così la Fp Cgil all'indomani dell'accordo tra governo e sindacati che, dopo sette anni di blocco, apre finalmente la strada al rinnovo per gli statali. La chiave è nelle risorse: si passa dai 300 milioni della legge di bilancio 2016 a 1.900 sia per il 2017 sia per il 2018. L'intesa stabilisce aumenti non inferiori a 85 euro medi mensili senza incidere sugli 80 euro di bonus fiscale – era un altro punto fermo per i sindacati – e assicura risorse aggiuntive grazie alla contrattazione decentrata e al welfare contrattuale.

“Sono stati garantiti i rinnovi dei contratti della Pa in scadenza e superamento del precariato – spiega la Fp Cgil –. Il governo si è impegnato a sbloccare la contrattazione e a cambiare le norme Brunetta sulla valutazione, superando la lotteria delle tre fasce”. Tra le altre novità, si rafforza la contrattazione di secondo livello e il ruolo delle Rsu, “che significa più salario e benessere per i lavoratori". E per la prima volta "si parla di un accordo generale anche per il personale non contrattualizzato, investendo nel welfare contrattuale senza toccare l'orario di lavoro”.

“È stato fatto un buon lavoro. Innanzitutto si è costruito l’atto che permette di avviare la stagione contrattuale. Non vorrei, infatti, si determinasse l’equivoco che i contratti sono stati rinnovati”, così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso al termine dell’incontro tra governo e sindacati.

Abbiamo invertito con una lunga mobilitazione di tutti i lavoratori pubblici la tendenza a sottrarre alla contrattazione tante materie – continua Camusso –. Il governo si è impegnato infatti, nel Testo Unico a cambiare quelle leggi, coma la Brunetta e la Buona Scuola che hanno, appunto, sottratto materia alla contrattazione”.

Importanti anche gli avanzamenti salariali. Se la base minima degli aumenti è di 85 euro, argomenta la sindacalista, ciò implica “un impegno a stanziare più risorse sia a livello centrale sia a livello di Regioni e autonomie locali. Perché è evidente che le risorse sin qui stanziate non bastano a raggiungere questo obiettivo”. Complessivamente, secondo i calcoli dei sindacati, nel triennio saranno necessari 5 miliardi.

“Abbiamo anche ottenuto – spiega la leader della Cgil – che i lavoratori con i redditi più bassi non siano penalizzati rispetto al bonus degli 80 euro” e che il welfare aziendale “rientri in una definizione rigorosa di sanità integrativa a quella pubblica e non di trasformazione del salario in altro”.

Da sottolineare anche l’impegno dell’esecutivo a “prorogare i contratti in scadenza nella pubblica amministrazione e a far sì che nel Testo Unico ci sia il superamento effettivo del precariato nella pubblica amministrazione”. Infine, il governo, sottolinea Camusso, si è reso disponibile “a confrontarsi con i sindacati prima di definire la stesura del Testo Unico con la modifica della Brunetta e della Buona Scuola”.

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