La protesta non si ferma alla Eutron di Pradalunga (Bergamo): oggi, 7 giugno, si è svolto il quarto sciopero con presidio, in pochi giorni contro il licenziamento di una lavoratrice ultrasessantenne che si trova da oltre 20 anni in azienda. La donna è stata a lungo impiegata negli uffici, poi ha svolto il lavoro di operaia, dopo aver accettato un demansionamento pur di proseguire a lavorare, sapendo che l’avrebbe attesa una pensione di vecchiaia dagli importi bassi. Il 12 maggio scorso ha ricevuto la lettera di licenziamento.
 
“La mobilitazione di oggi, due ore di presidio e una di sciopero nella sede di Pradalunga, ha coinvolto anche la Savio macchine tessili di Pordenone, che detiene il 100% di Eutron. I lavoratori di Savio hanno scioperato riunendosi in assemblea”, ha spiegato Gian Luigi Belometti, Fiom Bergamo. “Non ci aspettavamo questo licenziamento. L’azienda sta subendo una ristrutturazione interna, con la sostituzione di alcuni macchinari, ma non nel reparto della signora. Le commesse vanno così bene che ad alcuni lavoratori vengono richiesti anche gli straordinari. Davvero non si capisce perché l’azienda abbia proceduto con il licenziamento. È un fatto grave: offende la dignità della singola persona e allo stesso tempo calpesta relazioni sindacali finora normali”.
 
Fiom, Fim e Rsu in azienda hanno proclamato anche lo sciopero del lavoro straordinario. In un primo momento, la direzione spingeva affinché la signora optasse per l’utilizzo dell’Ape sociale, ossia l'anticipo pensionistico senza costi per il lavoratore in condizioni di disagio: “Quando, però, abbiamo dimostrato all’azienda che la lavoratrice non possiede i requisiti per accedere all’Ape sociale, la Eutron ha avanzato una proposta di incentivo all’esodo, che la signora ha rifiutato”, prosegue il sindacalista. “Alla fine è arrivato il licenziamento”. Per il 12 giugno è fissato un incontro all’Ispettorato territoriale del lavoro per il tentativo di conciliazione.