Abbiamo festeggiato il 1° maggio, accompagnato da polemiche e valutazioni più o meno positive sulla validità dello stesso e sull'importanza della data, ma non importa, l'abbiamo festeggiato. E adesso? La facciamo rimanere una data simbolo o la prendiamo come punto di partenza per una consapevole e forte convinzione di dover fare qualcosa per riportare il lavoro ad essere componente essenziale, forse centrale, per la persona?

Vogliamo attendere che siano distrutti tutti gli architravi che sorreggono la dignità del lavoro, il rispetto per il lavoratore e, soprattutto, quel minimo di welfare, che oggi chiamarlo così si offende il buon senso? Noi che crediamo che il welfare sia un "diritto di proprietà sociale" al pari del diritto di proprietà privata, come ci ha indicato Castel; che crediamo che sia un dovere di tutti lottare per una società equa, nella quale a tutti sia dato di avere un lavoro dignitoso, non possiamo pensare che le donne, gli uomini e i giovani abbiano perso di vista il loro diritto e il loro futuro. Tanto meno possiamo accettare passivamente quanto abbiamo letto nell'intervista fatta a Luciano Gallino da Rassegna.it, I precari e l'inganno della flessibilità, quando a proposito delle tante cose da fare dice "Ci sarebbero molte cose da fare, ma in primo luogo sarebbero necessari elettori consapevoli e forze politiche disponibili a mettere in campo progetti di questo tipo. Devo amaramente riconoscere che non esiste, purtroppo, questa prospettiva per l'oggi e temo neppure per il domani".

Stimiamo troppo Gallino per non cogliere la rassegnazione di uno stato di fatto; per non sentire il dovere di richiamare l'attenzione delle forze di sinistra, litigiose, deboli, inconcludenti, assenti e prive di idee, ma che manchino gli "elettori consapevoli" è incredibile! Nessuno verrà mai, specie i governi di destra e , tanto meno, governi come il nostro, a "regalare" condizioni migliori per i lavoratori; nessun governo avrà mai come priorità il lavoro come diritto, ma , caso mai, solo per le necessità dell'economia. Ciò fa sì che se servono meno lavoratori, per le tecnologie applicate, il loro interesse sarà indirizzato in tal senso. Nessun governo effettuerà una politica sociale degna di tale nome, se non è spinto da un forte movimento sociale e, quest'ultimo, non è qualcosa di astratto, ma è l'insieme delle persone che credono e vogliono un mondo in cui tutti abbiano diritto alla loro vita.

Fino a quando ci rinchiuderemo in noi stessi, proteggendo l'acquisito e dimenticandosi degli altri, non meravigliamoci se le rsu della Bertone decidono di votare per il si, difendendo dai ricatti ciò che dovrebbe essere un loro diritto: lavorare. Non dobbiamo meravigliarci se dopo una sequela di dati statistici negativi, propinati dall'Istat e dall'Ocse, relativi alla povertà dei bambini nei paesi europei e soprattutto in Italia; all'aumento della disoccupazione, specie quella giovanile; alla mancanza di sostegno alle famiglie, ponendoci fra gli utlimi posti dell'area Ocse; e davanti al fatto sempre più allarmante che le donne devono sempre più scegliere fra lavoro e famiglia, il ministro Sacconi riesce a scovare, come granello di sabbia sulla spiaggia, un dato positivo: un leggero aumento dell'occupazione. Ma la genialata è nell'osservazione circa l'aumento della disoccupazione: "che è dovuta alla diminuzione dell'inattività, in particolare dei giovani....che si offrono sul mercato del lavoro uscendo da quella condizione di rinuncia aprioristica". Ma chi li ha posti nella condizione di essere inattivi e rinunciatari? Soprattutto, se tutti i giovani si svegliano e rinunciano ad essere rinunciatari...cosa verrà a dirci prossima volta...che la enorme disoccupazione c'è perchè si sono svegliati in troppi?

Se qualcuno ha scritto che il lavoro flessibile, con tutte le condizioni negative che si porta dietro, è la rivincita del capitale sul lavoro, l'attuale situazione ne è il trionfo e cosa aspettiamo? Dobbiamo anche trainargli il cocchio e gettarci in ginocchio in segno di riverenza?

Cosa serve ancora perché si diventi elettori consapevoli capaci di eleggere persone che abbiano a cuore le nostre istanze, sottoponendoli alle giuste verifiche e, semmai, mandarle a casa in caso di inefficienza? Prendiamo alcuni dati e alcune considerazioni presenti nel messaggio del Direttore Generale dell'Ilo, a proposito della Giornata Mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro: 337 milioni di persone, nel mondo, sono coinvolte in incidenti sul lavoro e oltre 2,3 milioni di persone muoiono a causa di infortuni o malattie professionali; ogni giorno si legge sui giornali di un morto sul lavoro. Sono dati di una follia unica. Milioni di persone che muoiono nell'esercizio del diritto di lavorare. Ma la cosa peggiore è che molti incidenti, malattie e morti sarebbero evitati se fossero applicate le misure di sicurezza appropriate.

Tutto questo non è sufficiente per dire ai vari Marchionne, Sacconi, sindacati smarriti, governi fantoccio, politici di destra o simil destra adesso basta? Adesso siamo diventati consapevoli!

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