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Inps: un quadro articolato. Da un lato segnali di miglioramento su alcuni fronti gestionali, dall’altro criticità strutturali che continuano a incidere sui diritti delle persone e sulla tenuta del sistema previdenziale, anche per via delle scelte di questo governo. Questo, in estrema sintesi, si può leggere nella Relazione di verifica del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps per il 2025 presentata oggi (31 marzo) dal presidente del Civ Roberto Ghiselli.
Un quadro che conferma una valutazione già nota: l’Istituto regge grazie al lavoro delle sue operatrici e dei suoi operatori, ma sconta ritardi, carenze di organico e scelte politiche che rischiano di scaricare i costi sui cittadini più fragili.
Dalla relazione del Civ, osserva Ezio Cigna, responsabile Politiche previdenziali della Cgil nazionale, “emerge con chiarezza come l’Inps rappresenti un pilastro fondamentale della coesione sociale del Paese, ma anche come il suo funzionamento sia oggi sempre più sotto pressione, a fronte dell’ampliamento delle funzioni e di criticità strutturali che non possono più essere rinviate”.
In chiaro scuro anche il giudizio di Ghiselli: "Sono ancora tante le criticità da superare - dice a Collettiva -. Nel rapporto con l'utenza alcune cose stanno migliorando ma troppo lentamente e in alcuni casi scontiamo delle particolari difficoltà. Ribadiamo l'esigenza di un progetto coraggioso di trasformazione dell'istituto per avvicinarlo sempre più ai cittadini e al territorio e per farlo diventare promotore di diritti e di coesione sociale, in una società sempre più disarticolata e fragile".
Ma vediamo nel dettaglio i nodi più interessanti della Relazione.
Tempi migliorati, ma non per tutti
I dati mostrano un miglioramento nei tempi di lavorazione delle principali prestazioni. Le pensioni liquidate entro 30 giorni salgono all’82% nel settore privato e al 93% nel pubblico, mentre le Naspi superano il 93% entro un mese. Sono segnali positivi, che però non devono nascondere le diseguaglianze ancora presenti nell’accesso alle prestazioni e nei tempi effettivi di tutela.
Tfs: una ferita ancora aperta
Il punto più critico resta quello del trattamento di fine servizio e di fine rapporto per i dipendenti pubblici. Nel 2025 cresce la quota di pratiche liquidate entro 30 giorni: il Tfs passa dal 53,4% al 57,4%, il Tfr dal 55,7% al 73,3%. Tuttavia, lo stesso Civ riconosce che la situazione “rimane insoddisfacente per gli eccessivi ritardi”, aggravati dai tempi già lunghi previsti dalla normativa.
Qui emerge con chiarezza il nodo politico: non si tratta solo di inefficienze amministrative, ma di una scelta che continua a penalizzare lavoratrici e lavoratori pubblici, costretti ad attendere anni per ricevere risorse che spettano loro. È un tema, questo, al centro della vertenza che la Cgil, insieme a Fp, Flc e Spi, hanno posto con forza: il differimento del Tfs è una forma di finanziamento forzoso a carico dei lavoratori che va superata, come indicato con l’ultima ordinanza n. 25 del 2026 della Corte costituzionale con la quale si chiede un intervento al legislatore.
Disabilità: il rischio di lasciare indietro i più fragili
Altro capitolo critico è quello dell’invalidità civile e della riforma della disabilità. I tempi per l’accertamento sanitario aumentano, passando da 120 a 125 giorni medi, con differenze territoriali molto marcate (da 40 a 260 giorni). Ma il dato più preoccupante è politico: la riforma, in presenza di risorse limitate, carenza di personale medico e ridimensionamento del ruolo dei patronati, rischia di generare ulteriore incertezza e di indebolire i percorsi di tutela. Si tratta di un punto dirimente: senza un rafforzamento del sistema pubblico e del ruolo di prossimità dei patronati, la riforma rischia di tradursi in una riduzione dei diritti proprio per le persone più fragili.
Evasione contributiva e ispettori: un sistema che arretra
I numeri sull’evasione contributiva sono particolarmente significativi. A fronte di un’evasione stimata superiore ai 10 miliardi annui, quella accertata resta ferma intorno ai 500 milioni. Parallelamente, cala il numero degli ispettori: da 884 a 736 in quattro anni, con una riduzione delle ispezioni da oltre 10.500 a poco più di 8.300.
Anche la vigilanza documentale arretra, con riscossioni che scendono da 284 a 176 milioni e un rapporto riscosso/accertato che crolla all’56%. Si tratta di un segnale evidente: senza un rafforzamento strutturale delle attività ispettive, il contrasto all’evasione resta inefficace. E questo ha un impatto diretto sulla sostenibilità del sistema previdenziale e sulla concorrenza tra imprese.
Personale e organizzazione: il vero nodo strutturale
A rendere ancora più complesso il quadro è la carenza di personale: poco più di 24.000 addetti contro una dotazione sostenibile di oltre 32.000 unità. Una distanza che si traduce in carichi di lavoro crescenti, difficoltà organizzative e rischio di peggioramento dei servizi.
Per tutte queste criticità, riprende Cigna, “servono scelte nette. A partire dal superamento definitivo del sistema di pagamento differito del Tfs, che continua a penalizzare lavoratrici e lavoratori pubblici e si configura come una forma di finanziamento forzoso a loro carico. Allo stesso tempo, la riforma della disabilità deve rafforzare i diritti e non rischiare di lasciare indietro le persone più fragili, anche alla luce delle incertezze normative e delle risorse insufficienti”.
Per il sindacalista “è indispensabile inoltre investire sul personale e sul ruolo pubblico dell’Istituto, colmando le carenze di organico, e rilanciare con decisione il contrasto all’evasione contributiva. I dati dimostrano che, a fronte di un’evasione ancora molto elevata, l’attività ispettiva si è ridotta: questo indebolisce la capacità di contrastare il lavoro nero e irregolare, che continua a rappresentare una delle principali cause di dumping sociale e di impoverimento del sistema previdenziale”.
D’altra parte, continua, “senza un rafforzamento degli ispettori e degli strumenti di vigilanza, non si tutelano né i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori né la concorrenza leale tra le imprese”. E ancora: “Va riconosciuto e valorizzato il ruolo dei patronati, presidio fondamentale di accesso ai diritti per milioni di cittadini”.
“Se non si interviene in modo strutturale – conclude Cigna – il rischio concreto è quello di un progressivo indebolimento del sistema pubblico di protezione sociale, con ricadute dirette sulla tenuta sociale del Paese”.























