Dimenticati da tutti, spesso costretti a lottare per avere ciò che dovrebbe essere scontato, ma non lo è più. Talmente invisibili da arrampicarsi, sempre più frequentemente, sulle gru, sui camini, sulle impalcature, sulle torri, sui tetti dei capannoni, solo per farsi vedere. Talmente lontani dai propri datori di lavoro o dal governo da dover minacciare di buttarsi di sotto perché qualcuno li senta. Sono “quelli del subappalto”, ovunque operino, gli ultimi di una catena così lunga che invece nessuno li vede più. Succede tutti i giorni in decine e decine di luoghi di lavoro, spesso nei grandi cantieri come quello del Teramano a Torricella Sicura, un appalto da un milione di euro per la ricostruzione, “acquisito da una ditta barese – ci ha spiegato il segretario della Fillea Cgil Teramo, Corrado Peracchia –  che lo ha subappaltato a due ditte di cui una egiziana con sede a Milano. Subappalti a catena come li chiamiamo noi in Cgil”.

Ieri, 27 ottobre, tre operai esasperati erano saliti sui ponteggi di quel cantiere per urlare le loro richieste ed erano scesi dopo ore di protesta con un impegno da parte dell’azienda per il pagamento di un acconto di 8 mila euro su 11 mila. Oggi altri sette operai della stessa ditta sono saliti su quelle stesse impalcature ottenendo, per il momento, il pagamento di 2 mila euro a testa. 

Un episodio, l’ennesimo, che conferma purtroppo le ragioni della battaglia che da tempo combatte la Cgil. “La filiera degli appalti – continua il segretario Fillea provinciale – determina una frammentazione delle responsabilità dell’impresa su più livelli. L’anello debole di questa catena è il lavoratore che si trova spesso a lottare per avere quanto gli spetterebbe di diritto, come accaduto in queste ore sul nostro territorio, e che alle volte è vittima, nel subappalto, di gravi incidenti anche mortali”. 

Proprio sugli appalti la Cgil sta da tempo conducendo una battaglia mirata a raccogliere le firme per presentare una proposta di legge d’iniziativa popolare che punta a migliorare diritti e tutele.