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“Servono risorse e politiche industriali, perché così è un tavolo senza gambe”. Questo il commento di Michele De Palma (segretario generale Fiom Cgil) e Samuele Lodi (segretario nazionale Fiom Cgil) alla riunione del “tavolo automotive” che si è tenuta oggi (martedì 14 luglio) a Roma, presso la sede del ministero delle Imprese.
"Occorre trasformare le parole ai tavoli in reali accordi con governo, Regioni e aziende per rilanciare l’industria della mobilità e garantire l’occupazione”, spiegano i due dirigenti sindacali: “La perdita di tre milioni di auto nel mercato europeo, la consolidata crisi produttiva in Italia e le gravi notizie che arrivano dalla Germania chiedono un intervento straordinario della Commissione europea e del governo”.
Nell’incontro di oggi al Mimit la Fiom ha avanzato “proposte precise per rilanciare l’industria e l’occupazione in considerazione della crisi europea del settore. È necessario un piano di ricerca, sviluppo e produzione che utilizzi a pieno la capacità installata di un milione e 500 mila veicoli, anche favorendo investimenti di nuovi produttori”.
De Palma e Lodi evidenziano che “l’incremento dei volumi di Stellantis a oggi non consente di prevedere la cessazione degli ammortizzatori sociali in tutti gli stabilimenti. Per realizzare una vera politica industriale riteniamo necessario un fondo straordinario pubblico e privato che solo per la filiera italiana investa ogni anno, nei prossimi cinque anni, due miliardi per innovare prodotto e processo, valorizzando le competenze dei lavoratori in ricerca, sviluppo, progettazione e produzione, sviluppando aggregazione di impresa, verticalizzazione e economie di scala. Intelligenza artificiale e batterie sono indispensabili nella mobilità del futuro”.
Per la Fiom l’Unione Europea deve “modificare l’Industrial Accelerator Act garantendo il ‘local content’, ossia che l’80% delle ore necessarie alla ricerca e sviluppo e produzione devono essere lavorate nell’Unione Europea e non fuori, e condizionare qualsiasi forma di aiuto al mantenimento degli attuali livelli occupazionali”.
De Palma e Lodi così concludono: “Alla difesa della struttura industriale del nostro Paese serve investire per la prospettiva e per la transizione. Non si può esclusivamente difendere lo status quo nella ricerca di un consenso immediato senza investire nella costruzione del futuro a partire dalle batterie. Un Paese con un’industria dell’auto non può non avere almeno una gigafactory. Infine, la produzione di mobilità deve passare dal rilancio della produzione di bus, a partire dalla Menarini”.






















