Prima le assemblee negate negli spazi aziendali, poi il protocollo sulle relazioni sindacali disdetto. Infine l’ennesimo rinvio del confronto. È questo il percorso che ha portato, martedì 7 luglio, le lavoratrici e i lavoratori della Taropol di Ferrara a proclamare uno sciopero di 24 ore e a presidiare i cancelli del petrolchimico, accusando l’azienda di aver trasformato il dialogo sindacale in un muro contro muro.

La protesta, sostenuta anche dai dirigenti territoriali e regionali delle organizzazioni sindacali e dai rappresentanti confederali di Cgil e Uil, arriva dopo oltre un anno di richieste avanzate all’azienda senza risultati giudicati soddisfacenti. Secondo i sindacati, il malcontento coinvolge ormai l’intero stabilimento e riguarda sia le condizioni di lavoro sia il rispetto delle prerogative sindacali.

Un confronto che si è progressivamente deteriorato

Alla base della vertenza c’è il peggioramento delle relazioni sindacali registrato nell’ultimo anno. La rottura più evidente si è consumata quando la direzione aziendale ha impedito lo svolgimento dell’assemblea sindacale negli spazi normalmente utilizzati all’interno dello stabilimento, motivando la decisione con ragioni di sicurezza e proponendo una sede esterna.

Una scelta che Rsu, Filctem Cgil e Uiltec Uil hanno contestato duramente, ritenendola una limitazione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a riunirsi nel proprio luogo di lavoro e un ulteriore segnale della chiusura aziendale nei confronti del confronto sindacale.

Le organizzazioni ricordano inoltre che la vicenda si inserisce in un contesto già segnato da una precedente condanna dell’azienda per comportamento antisindacale, elemento che rende ancora più delicata l’attuale fase delle relazioni industriali.

Le richieste ancora senza risposta

Nel corso dell’assemblea sono riemersi tutti i dossier rimasti aperti. I sindacati chiedono l’avvio del negoziato sull’accordo integrativo aziendale, la costituzione del Comitato tecnico incaricato di analizzare i carichi di lavoro, la stabilizzazione dei lavoratori impiegati in staff leasing e il completamento degli organici.

Tra le richieste figurano anche la verifica degli inquadramenti professionali, nuovi investimenti sugli impianti, il ripristino dell’assicurazione extraprofessionale e la ricostruzione di un sistema di relazioni sindacali condiviso dopo la disdetta del protocollo da parte dell’azienda.

Secondo Filctem Cgil e Uiltec Uil, si tratta di questioni aperte da oltre un anno che incidono direttamente sulle condizioni di lavoro e sull’organizzazione dello stabilimento.

La convocazione del 20 luglio non convince i sindacati

A fronte della richiesta di un incontro urgente, la direzione ha convocato le organizzazioni sindacali per il 20 luglio prossimo, pochi giorni prima della fermata estiva degli impianti.

Per Rsu, Filctem Cgil e Uiltec Uil la scelta rappresenta l’ennesimo rinvio di un confronto che avrebbe dovuto essere affrontato da tempo. La convocazione viene giudicata insufficiente perché non accompagnata da risposte concrete sulle rivendicazioni avanzate dai lavoratori.

Da qui la decisione di proclamare lo sciopero di 24 ore e organizzare il presidio davanti allo stabilimento, una mobilitazione che i sindacati definiscono ampiamente partecipata e che considerano un segnale di forte unità delle maestranze.

“Pronti al dialogo, ma servono risposte”

Al termine della giornata di protesta le organizzazioni sindacali hanno ribadito la disponibilità a un confronto costruttivo, sottolineando però che non accetteranno ulteriori rinvii. L’obiettivo dichiarato è ottenere risposte concrete sulle questioni aperte e ricostruire relazioni industriali fondate sul rispetto reciproco.

Il messaggio rivolto alla direzione aziendale è chiaro: la compattezza dimostrata dai lavoratori rappresenta la richiesta di un cambio di passo. Per Filctem Cgil, Uiltec Uil e Rsu la tutela dei diritti, della dignità del lavoro e del dialogo sindacale resta una condizione irrinunciabile per il futuro dello stabilimento.