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“Cinquecento militari per le strade di Milano. È questa l’unica risposta che il governo sa dare: blindare la città, mostrare i muscoli e trattare il disagio sociale come una questione di ordine pubblico. Una scelta che non risolve i problemi, ma rischia di aggravare la distanza tra le istituzioni e una generazione che chiede diritti, dignità e futuro”. Lo dichiara Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi, intervenendo sulla presenza dei militari nelle strade di Milano e sulle politiche del governo in materia di sicurezza.
«Si parla di violenze “inedite” e si invocano analisi “intelligenti”, ma si continua a ignorare la realtà quotidiana vissuta da migliaia di giovani: una metropoli sempre più difficile da abitare, il carovita che divora i salari, affitti insostenibili, scuole e università che necessitano di investimenti e una generazione privata di spazi di aggregazione, opportunità e prospettive. Di fronte a questa emergenza sociale, la risposta non può essere la militarizzazione delle città”.
Gli studenti quindi proseguono: “Quando a una generazione vengono negati il diritto alla casa, allo studio, a un lavoro dignitoso e a una vita autonoma, non ci si può stupire se cresce la rabbia. Questo non significa giustificare la violenza, ma avere il coraggio di comprenderne le cause e affrontarle con politiche concrete. La sicurezza vera si costruisce attraverso il welfare, il rafforzamento dei servizi pubblici, il diritto allo studio, investimenti nell’edilizia scolastica e universitaria, salari dignitosi e spazi accessibili in cui le giovani e i giovani possano incontrarsi, esprimersi e costruire il proprio futuro”.
La coordinatrice nazionale sottolinea quindi la necessità di un cambio radicale di priorità: “Le risorse pubbliche devono essere investite per garantire diritti e opportunità, non per trasformare le nostre piazze in scenari di militarizzazione. Non accetteremo che la gestione del disagio sociale venga ridotta a una questione di repressione e controllo. Le città devono essere luoghi da vivere, non territori da presidiare”.
"Non ci intimidite. La mobilitazione continua”, afferma Verdecchia, rilanciando l’appuntamento del 20 novembre. “Porteremo nelle piazze di tutto il Paese le ragioni di una generazione che non si rassegna alla precarietà, alle disuguaglianze e all’assenza di futuro. Siamo la generazione Fuoriclasse e rivendichiamo un modello di società che metta al centro le persone, la conoscenza e i diritti. Il nostro messaggio è chiaro: soldi alla scuola, non alla repressione e alle guerre”.
“Invitiamo studentesse, studenti, giovani e tutte le realtà sociali a proseguire la mobilitazione e a partecipare alle iniziative dei prossimi giorni. Di fronte a chi vuole rispondere alle contraddizioni sociali con più controllo e militarizzazione, noi rilanciamo con più partecipazione, più solidarietà e più diritti. Il 20 novembre sarà un’altra tappa di questo percorso: non faremo un passo indietro”, conclude.






















