PHOTO
“L’azienda ha scelto di sottrarsi al confronto, disertando il tavolo ministeriale e negando, ancora una volta, le risposte che attendiamo da tempo”. A dirlo sono Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, commentando l’incontro che doveva tenersi oggi al ministero delle Imprese con il gruppo Mermec-Ferrosud finalizzato a fare chiarezza sull’operazione di cessione a Siemens annunciata nei mesi scorsi.
“Un ulteriore e duplice affronto, nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo e nei confronti delle Istituzioni”, dicono i sindacati: “Un comportamento grave, incomprensibile e profondamente irrispettoso, tanto più in considerazione della rilevanza strategica delle attività industriali coinvolte e delle ricadute che tale operazione potrebbe determinare sul futuro occupazionale e produttivo”.
Fiom, Fim e Uilm sottolineano che “conoscere i dettagli dell’operazione, comprenderne le finalità, verificare le strategie di sviluppo e disporre di un piano industriale credibile, capace di delineare prospettive, investimenti e garanzie occupazionali, dovrebbe rappresentare il minimo indispensabile in una vicenda che coinvolge circa 2 mila lavoratrici e lavoratori. E invece, ancora una volta, l’unica risposta è il silenzio”.
Le tre sigle si chiedono “come sia possibile che un gruppo industriale, impegnato a consolidare la propria presenza in settori strategici per il Paese, possa assumere atteggiamenti così sprezzanti. Non è accettabile che operazioni di questa portata vengano gestite senza trasparenza, senza un confronto preventivo e senza fornire alcuna certezza sul futuro dei siti produttivi, delle professionalità e dei livelli occupazionali”.
Fiom, Fim e Uilm respingono “con fermezza un modello industriale fondato sulla logica del ‘mordi e fuggi’, nel quale acquisizioni, cessioni e riorganizzazioni rischiano di diventare strumenti di mera convenienza finanziaria, anziché occasioni di crescita, consolidamento e sviluppo industriale. Un modello che non costruisce lavoro stabile, ma rischia di alimentare precarietà strutturale, dispersione di competenze e indebolimento del patrimonio industriale nazionale”.
Le tre categorie ritengono inoltre che “chi adotta comportamenti di questo genere non possa essere considerato un interlocutore industriale affidabile, soprattutto nei rapporti con aziende a partecipazione pubblica e con realtà nelle quali lo Stato rappresenta l’azionista di riferimento. Le risorse pubbliche, le commesse strategiche e le opportunità industriali devono accompagnarsi a precise responsabilità sociali, al rispetto delle relazioni sindacali e a impegni verificabili sul piano degli investimenti, dell’occupazione e dello sviluppo”.
Per queste ragioni, stigmatizzano “forza l’atteggiamento del gruppo Mermec–Ferrosud e annunciano l’avvio di iniziative di mobilitazione, protesta e coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori in tutti i siti aziendali presenti sul territorio nazionale. Il tutto si traduce nella proclamazione di quattro ore di sciopero nel periodo che va dal 21 ottobre al 30 ottobre da gestire poi stabilimento per stabilimento, territorio per territorio, nel rapporto con le Rsu e le nostre strutture sindacali territoriali”.
Fiom, Fim e Uilm chiedono al ministero delle Imprese di “assumere ogni iniziativa utile affinché venga ripristinato un confronto serio, trasparente e vincolato a risposte concrete, pretendendo dall’azienda la presentazione di un quadro completo dell’operazione annunciata e delle relative prospettive industriali e occupazionali. Il futuro di 2 mila lavoratori non può essere deciso nel silenzio, né subordinato a logiche industriali sottratte a ogni forma di confronto e responsabilità. La difesa del lavoro, delle competenze e della capacità industriale del Paese non è negoziabile”.






















